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sabato 31 dicembre 2016

La storia del dollaro americano : Parte seconda

I 33 delegati del congresso continentale ratificarono la Dichiarazione d'indipendenza. Era il 4 luglio 1776. Proprio questo è l'avvenimento raffigurato sul retro della banconota da 2 dollari , ancora in corso.
Thomas Jefferson  principale promotore del documento e futuro presidente degli Stati Uniti , è raffigurato sul fronte della banconota.

domenica 25 dicembre 2016

Gli Erinnofili




Verso la metà dell'800 cominciarono a circolare gli erinnofili , specie di etichette per chiudere le lettere simili a dei francobollima senza nessun valore postale. Probabilmente si deve la loro nascita alla necessità di sostituire la complicata e più costosa ceralacca.


questi bolli venivano realizzati con scopi pubblicitari o commemorativi di eventi o con scopi di propaganda militare , politica o religiosa. Essi hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza grafica ed essenzialità e immediatezza di messaggio ,anticipando i concetti moderni di pubblicità.


Per quasi 100 anni  sono stati un importante veicolo di storia ,cultura , arte e tradizioni in tutti i paesi del mondo.



domenica 18 dicembre 2016

Regno di Sicilia: I francobolli di Ferdinando II

Francobolli con effigie di Ferdinando II
Ferdinando II succedette al padre Francesco I giovanissimo avviando un processo di risanamento delle finanze del Regno delle due Sicile . Sotto il suo dominio , le due Sicile conobbero un lungo  periodo di prosperità e progresso, con l'apice segnato dalla costruzione della ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia , e di impianti industriali all'avanguardia , come le officine di Pietrarsa. I primi francobolli del Regno furono emessi durante il suo dominio, esemplari molto apprezzati dai collezionisti.

sabato 10 dicembre 2016

Storia e caratteristiche della sterlina d’oro

Il 22 giugno 1816, durante il regno di re Giorgio III, il parlamento inglese decise l’abbandono dell’argento come base del sistema monetario a favore del gold standard. Nel 1817 la guinea d’oro da 21 scellini venne sostituita da una nuova sovrana del valore di 20 scellini. Sulle monete apparve per la prima volta l’immagine di San Giorgio nell’atto di uccidere il drago, realizzata dall’incisore italiano Benedetto Pistrucci.
La stabilità di questo sistema monetario fu una delle chiavi del successo commerciale britannico del XIX secolo. Nel 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale, il gold standard venne abbandonato, per poi essere reintrodotto nel 1926 e per arrivare all’abbandono definitivo della convertibilità delle monete in oro che si ebbe il 21 settembre 1931 (l’ultimo anno di coniazione fu nella zecca sudafricana di Pretoria nel 1932). Si ricominciò a battere moneta per circolazione dal 1957 al 1982, ma piu che altro circolò tra collezionisti ed investitori. Poi negli anni tra il 1983 e il 1999 furono coniate solo monete fondo specchio (proof), mentre dal 2000, oltre alle proof, furono emesse monete brillanti (BU).

La sterlina (o sovrana) d’oro era composta da oro 916,66 ‰ (22 carati) ed aveva un diametro di 22 millimetri; queste caratteristiche sono in vigore ancora oggi.
Il peso ufficiale è di 7,98805 grammi, quindi il contenuto di fino è di 7,322325913 grammi; queste monete, quando circolavano, perdevano il loro valore legale quando il loro peso scendeva al di sotto di 7,93787 grammi, dunque il margine di tolleranza era di 0,05018 grammi.
Nel 1868 la Società Statistica di Londra stimò che ogni anno di circolazione facesse perdere alla sterlina 0,00276 grammi: ne consegue che ogni moneta poteva circolare per un massimo di 18 anni prima di perdere il suo valore legale. Altre fonti indicavano, prudenzialmente, un periodo massimo di 15 anni.
Quanto detto implica che le monete usurate o rovinate venivano ritirate e il loro oro era utilizzato per produrre nuove sterline. Quindi, anche se la tiratura complessiva delle sterline prodotte dal 1816 ad oggi risulta essere maggiore al miliardo di pezzi, ciò non significa che sono state utilizzate 8.000 tonnellate d’oro.
Anche i conii usati per produrre le sterline si usuravano e, nel XIX secolo, quando l’usura non permetteva una produzione di qualità elevata, i conii usurati venivano usati per produrre i farthings in rame (monete dal valore di 1/4 di penny).


Per conoscere il valore delle sterline
di borsa (le più comuni) clicca qui
 fonte :http://numistoria.altervista.org/blog

sabato 3 dicembre 2016

La placchetta del pellegrino

Il Testimonium

Il Testimonium è il documento con cui anticamente si certificava l’avvenuto pellegrinaggio di fedeli a Roma; è stato riportato alla luce dagli Archivi vaticani e dalla Biblioteca apostolica.
Questa placchetta o "quadrangula" dal XII al XVI secolo veniva portata da ogni pellegrino con sè . Serviva a dimostrare la veridicità del pellegrinaggio , garantendo ad ogni pellegrino ospitalità nei conventi e negli ostelli lungo la via .
Una piccola placchetta raffigurante i Santi Pietro e Paolo ,cucita solitamente sui mantelli.
L'originale in bronzo è custodito nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Anticamente veniva coniata in stagno o piombo , e nei secoli ha protetto il ritorno in patria di migliaia di fedeli dopo i loro viaggi votivi alla volta di Roma.

sabato 5 novembre 2016

Due nuove monete da 2 euro nel 2016 per Andorra

2€ Andorra 2016: “150° anniversario della nuova riforma del 1866”

 

 

Nel 2016 Andorra ha programmato l’emissione di una moneta per commemorare il “150° anniversario della nuova riforma del 1866”.
Il disegno raffigura la stanza principale della «Casa de la Vall» (sede del parlamento andorrano) con la dicitura «150 ANYS DE LA NOVA REFORMA DE 1866», l’anno di emissione «2016» e il nome dello Stato di emissione «ANDORRA». Questa moneta commemorativa celebra il 150° anniversario del decreto sulla nuova riforma, una delle tappe più importanti della storia di Andorra e del Consell General (parlamento andorrano), che ha segnato una svolta sociale e politica nel Principato di Andorra.



2€ Andorra 2016: “25° anniversario della radiotelevisione di Andorra”

 

 

Nel 2016 Andorra ha programmato l’emissione di una moneta per commemorare il “25° anniversario della radiotelevisione di Andorra”.
Il disegno raffigura un microfono e un’antenna circondati da varie linee concentriche con la dicitura «25è ANIVERSARI DE RÀDIO I TELEVISIÓ D’ANDORRA», l’anno di emissione «2016» e il nome dello Stato di emissione «ANDORRA». Questa moneta commemorativa celebra il 25° anniversario della creazione dei mezzi d’informazione pubblici ad Andorra con l’inizio delle trasmissioni della radio e della televisione pubbliche andorrane.

fonte : valueeurocoins.altervista.org

giovedì 6 ottobre 2016

Le monete in lire della Repubblica Italiana valgono qualcosa ?

Ancora oggi in molti ritrovano vecchie monete della Repubblica in cassetti o scatole dimenticate , e inevitabilmente scatta la fatidica  domanda : Quanto varranno ?

Bene per fugare ogni dubbio sulla questione pubblico questo piccolo promemoria ad uso dei novelli collezionisti . Buona collezione!


Le uniche monete della Repubblica Italiana che hanno un certo valore economico sono:
– 1, 2, 5 e 10 lire del 1946;
– 1, 2, 5 e 10 lire del 1947;
– 2 lire del 1958;
– 5 lire del 1956;
– 50 lire del 1958;
– 100 lire 1993, variante “testa piccola” (con un punto dopo la L nella firma dell’autrice);
500 lire in argento (per conoscere il valore minimo clicca qui);
– le monete recanti la scritta PROVA;
– le monete o le serie emesse appositamente per i collezionisti.
Tutte le altre potrebbero avere  valore solo se in conservazione FDC, ovvero perfette e mai circolate. In caso contario il valore commerciale è pari a zero.

martedì 27 settembre 2016

La storia del dollaro americano;Parte prima

1789 :E' l'anno della presa della Bastiglia, che diede inizio al primo moto repubblicano della storia, è ricordato anche per aver dato i natali al primo eroe della democrazia: George Washington.
Il primo Presidente campeggia sulla banconota da un dollaro fin dalla sua introduzione, rimasta sostanzialmente invariata nel tempo , divenendo la più longeva banconota attualmente in circolazione.

domenica 18 settembre 2016

Corso Venezia e una vetturetta OTAV, 1906.


La OTAV, acronimo di Officine Turkheimer per Automobili e Velocipedi, è stata una casa automobilistica italiana, attiva a Milano dal 1905 al 1908.
L'azienda venne fondata dall'industriale milanese Max Turkheimer, già conosciuto e apprezzato per la produzione delle biciclette e dei motocicli Turkheimer.
L'idea di Turkheimer fu quella di realizzare una vetturetta a due posti, particolarmente leggera, dalle dimensioni ridotte e alla portata della classe borghese.
Il modello OTAV 5½ hp, messo in vendita all'inizio del 1906, ebbe subito un buon successo di vendite in Italia e all'estero, ma la crisi del settore dell'anno successivo, dovuta all'esubero di produzione, mise in gravi difficoltà le case automobilistiche europee e la OTAV chiuse i battenti.



fonte :https://www.facebook.com/MILANO.sparita.e.da.ricordare

sabato 17 settembre 2016

150 anni fa la “Rivolta del Sette e Mezzo” di Palermo: perché, oggi, è importante ricordarla

Il 15 Settembre di 150 anni fa i palermitani scesero in piazza per ribellarsi agli assassini e predoni di casa Savoia. La rivolta durò sette giorni e mezzo e fu repressa nel sangue dai generali piemontesi. Ma anche se i soliti libri di storia hanno ignorato e continuano a ignorarla, “La Rivolta del Sette e Mezzo” rimane nella memoria dei palermitani che, quando vogliono, sanno ribellarsi alle prepotenze dei Governi romani e degli stessi sindaci che li vessano con tasse e balzelli truffaldini
“Se dovessi ripercorrere le strade della Sicilia, i siciliani mi prenderebbero a sassate”. Così scriveva Garibaldi ad Adelaide Cairoli nel 1866. I palermitani nel Settembre di quello stesso anno fecero molto di più, rivoltandosi e prendendo a fucilate i nuovi padroni dell’Isola. Il 15 Settembre del 1866, esattamente 150 anni fa, infatti, scoppiò a Palermo quella che è passata alla storia come “La rivolta del Sette e Mezzo”, così detta perché durò appunto sette giorni e mezzo. E precisamente dal 15 al 22 Settembre di quell’anno.





Erano passati appena sei anni dall’unità d’Italia, e già i siciliani si erano accorti a loro spese che il nuovo era anche peggio del vecchio.
Dall’assolutismo borbonico s’era passati ad un regime prevaricatore e repressivo, che aveva finito per tutelare, in una scontata logica gattopardiana, le stesse classi e la stessa aristocrazia terriera, il cui potere i siciliani si erano illusi fosse finito con l’unità d’Italia. Con il “Sette e Mezzo”, i palermitani si riscoprirono i degni eredi dei Vespri Siciliani, per lo spirito di ribellione, come allora, contro ogni forma di sopraffazione e di violenza.
Fu lo scontro feroce tra chi annettendo la Sicilia intendeva colonizzarla e chi da quell’annessione si illudeva di essere affrancato da ogni forma di dispotismo ed assolutismo: quella lotta all’assolutismo che aveva portato, nel 1860, alcuni siciliani a battersi a fianco dei garibaldini.
La rivolta scoppiò puntuale il 15 Settembre del 1866, al grido di “Viva la Repubblica”, “Viva santa Rosalia”, “Viva Francesco II“ ed allo sventolare delle bandiere rosse, a dimostrazione dell’eterogeneità e della spontaneità dell’insurrezione.
Alla rivolta presero parte renitenti di leva (in Sicilia quasi ventimila), ecclesiastici espropriati, repubblicani, mazziniani, socialisti, autonomisti, impiegati borbonici cacciati dai loro posti di lavoro, legittimisti, contadini che avevano sperato con le promesse di Garibaldi nella distribuzione delle terre ed avevano ricevuto soltanto fucilate ed i rappresentanti delle arti e dei mestieri, colpiti pesantemente dalla soppressione delle corporazioni religiose. Tutti accomunati nell’avversione verso un regime accentratore e dispotico, che nulla concedeva alle aspettative che il nuovo Stato unitario, in premessa, aveva illusoriamente creato.
Anche se la rivolta non ebbe un capo carismatico – e proprio per questo da alcuni storici fu definita “acefala” – furono proprio i rappresentanti delle corporazioni ad essere i soggetti propulsori della rivolta palermitana del “Sette e Mezzo”. Gli uomini che seppero condurre con disciplina l’azione degli insorti furono dei capisquadra riconosciuti autorevolmente nei vari quartieri di Palermo e rappresentanti delle varie corporazioni e dei ceti artigianali quali Francesco Bonafede (che in seguito aderirà all’internazionale socialista), Salvatore Nobile, Francesco Pagano, Salvatore Miceli; poi vi erano i reduci delle rivolte del 1848 e del 1860. Questi, grosso modo, furono i coordinatori strategici della rivolta.
Per dare maggiore legittimazione ed autorevolezza all’insurrezione venne costituito un comitato provvisorio rivoluzionario, rappresentativo di tutte le componenti che avevano promosso la rivolta, con la presenza anche di aristocratici, quali il marchese di Torrearsa ed il principe di Linguaglossa. A quest’ultimo venne affidato il compito di presiedere la rivolta.
Una volta sedata la sommossa gli aristocratici si dissoceranno e diranno di essere stati costretti con la forza a far parte del comitato.
La vera forza e la motivazione ideale dei rivoltosi fu la consapevolezza della “giusta causa” per la quale si battevano, spinti ormai da una condizione che andava oltre ogni limite di sopportazione per lo stato di prostazione sociale e di repressione autoritaria cui erano stati sottoposti dal nuovo governo Italo-piemontese con nuove tasse, la coscrizione obbligatoria e, in ultimo, la soppressione delle corporazioni religiose in applicazione alla legge Siccardi (già vigente nel regno di Sardegna sin dal giugno del 1850), con la conseguenza di buttare sul lastrico più di diecimila famiglie nella sola città di Palermo.
In poche ore, i rivoltosi, così fortemente motivati, riuscirono a sconfiggere le truppe sabaude comandate dal generale Calderina ed assumere in pieno il controllo della situazione.
Nei giorni successivi al 15 Settembre furono sbarcati nel porto di Palermo, ad ondate successive, più di 40.000 regi agli ordini del generale Aglietti prima e del generale Raffaele Cadorna poi, per reprimere nel sangue la rivolta e decretare lo stato d’assedio della città di Palermo.
In quegli eroici sette giorni i palermitani provarono l’ebbrezza e coltivarono la speranza di essere padroni dei loro destini, del loro futuro e della loro città. Avevano costretto ad asserragliarsi a Palazzo di Città, il generale Gabriele Camozzi, comandante delle guardia nazionale forte di 12.000 uomini, il prefetto Torrelli e il sindaco marchese Starrabba di Rudinì.
Alla fine di quelle eroiche sette giornate di lotta, quando si trovarono davanti 40.000 militari (fanti, granatieri e bersaglieri) sbarcati ad ondate successive da decine e decine di vascelli militari ed anche da navi mercantili) i rivoltosi di Palermo furono costretti alla resa.
I caduti e i feriti per le strade si contarono a migliaia. Mentre il generale Raffaele Cadorna (padre di Luigi, l’artefice delle disfatta di Caporetto), ormai padrone della piazza, poteva decretare lo stato d’assedio della città.
La reazione e le rappresaglie più sanguinose e terribili non si fecero attendere. Mentre da parte dei rivoltosi, per tutto il tempo della sommossa, sì era tenuto un contegno corretto, da veri rivoluzionari e non da briganti, senza che ci si abbandonasse a saccheggi e vendette personali o a ruberie, diverso fu il comportamento delle truppe regie e governative una volta ristabilito l’ordine.
In questo senso è significativa l’autorevole testimonianza del console di Francia dell’epoca a Palermo, che sul corretto comportamento dei rivoltosi durante la sommossa così ebbe a scrivere:
“I numerosi soldati ed ufficiali, che sono stati fatti prigionieri, non sono stati fatti oggetto di alcun cattivo trattamento. Tutti i consolati e le delegazioni straniere sono state rispettate. Questa condotta – concludeva il console di Francia a Palermo – non è certo quella dei briganti, ma di veri rivoluzionari che si rifanno ad un ideale, ad uno scopo politico ed a una giusta causa”.
In una lettera, un ufficiale dei granatieri, Antonio Cattaneo, a testimonianza delle atrocità commesse dai regi, scrisse ad alcuni amici.
“Vi posso assicurare che qualche vendetta la facemmo anche noi, fucilando quanti ci capitavano. Anzi il 23 Settembre, condotti fuori porta circa 80 arrestati si posero in un fosso e ci si fece fuoco addosso, finché bastò per ucciderli tutti”.
Ma ancor più raccapricciante, quando lo stato d’assedio posto dal generale Cadorna era stato già revocato con il ritorno, si fa per dire, alla legalità, fu quanto accadde tra il 12 ed il 15 Gennaio del 1867. Due gruppi di detenuti, senza alcun processo e senza alcuna sentenza, furono fucilati dalle truppe durante l loro traduzione a Palermo. Stesso destino per altri cinque prigionieri provenienti da Misilmeri, fucilati ad un paio di chilometri dal capoluogo.
Una rivolta quella del “Sette e Mezzo” del Settembre del 1866 epica e certamente gloriosa ma, more solito, puntualmente ignorata e dimenticata dai libri di scuola e dalla storiografia risorgimentale. Una rivolta che rimane un’eroica pagina della storia del popolo palermitano e proprio perché dimenticata è da parte nostra un atto dovuto ricordarla nella ricorrenza del suo 150° anniversario.

fonte : http://www.mybelice.it

martedì 30 agosto 2016

Francobolli falsi di propaganda




Durante la II guerra mondiale , avversari e oppositori politici stamparono diversi francobolli falsi per delegittimare i capi tedeschi e italiani. Qesti falsi di propaganda avevano lo scopo di denigrare Hitler e Mussolini e creare malcontento verso la guerra in atto .
Allo scopo di creare difficoltà, i servizi segreti inglesi del P.W.E. (Political Warfare Executive) approntarono francobolli falsi ad imitazione di quelli italiani in corso, celebrativi della Fratellanza D'armi italo-tedesca. Preparati nell'ottobre del 1943 i francobolli tendono a ridicolizzare Hitler: in un esemplare appare adirato ed intento ad inveire contro Mussolini impaurito.
La didascalia originale “due popoli una guerra” è sostituita da “due popoli un Fuhrer”.
 In un altro esemplare, la scritta “Poste Italiane” è stata modificata in ''Zwei Volker ein Krieg'' a significare “Due popoli, una guerra”. Con la dicitura in tedesco si volle sottolineare il fatto che la guerra voluta da Hitler coinvolse gli italiani per il timore che aveva Mussolini nel rompere l'alleanza con la Germania e non per convinzione.

 Questi francobolli benchè falsi sono molto ricercati dai collezionisti del genere.

sabato 27 agosto 2016

Medaglia del Vaticano anno 1964



Sono alla ricerca di notizie su questa medaglia ;

 Sarei grato a chiunque voglia darmene.

 



venerdì 26 agosto 2016

Le armi di seduzione delle nostre nonne !



Fonte :cercami

La scultura a forma di moneta più grande del mondo


Nel maggio 2016 è stata inaugurata la scultura di una moneta cinese. Si tratta della più grande riproduzione di moneta mai realizzata dall’uomo: è alta 27 metri e spessa 3,8. L’opera, entrata ufficialmente nel Guinnes dei primati, può essere ammirata nel parco minerario di Baoshan a Chenzhou, nella provincia cinese dell’Hunan.
La moneta riprodotta è un cash Kai Yuan Tong Bao emesso dagli imperatori della dinastia Tang (618-907 d.C.). La prima emissione di questa tipologia avvenne nell’agosto del 621, per ordine dell’imperatore Gao Zu. Fu stabilita con precisione la lega da usare nella produzione di monete: 83 parti di rame, 15 di piombo e 2 di stagno. I quattro caratteri della legenda furono scritti dal famoso calligrafo Ouyang Xun.
Sul rovescio della moneta-monumento (terza foto) compare il carattere Gui, come sui cash emessi nel biennio 845-846 dalla zecca di Guiyang, nella provincia dell’Hunan (ovvero la stessa in cui è stato eretto il monumento).
La produzione continuò per tutta la durata della dinastia Tang, ma in base ad alcune varianti nella legenda è possibile capire se la singola moneta fu emessa nel primo periodo della dinastia (621-718), in quello intermedio (718-732) o in quello finale (732-907). Per conoscere meglio la storia e le caratteristiche del cash Kai Yuan Tong Bao si rimanda al libro Storia della moneta cinese dai Qin ai Song (378 a.C.-1279 d.C.).


giovedì 18 agosto 2016

Virtù argentee !




L’argento è un potente antibiotico naturale usato per migliaia di anni. Le proprietà mediche dell’argento erano già conosciute ai tempi dell’antica Grecia. Si era notato che nelle famiglie in cui si mangiava utilizzando utensili in argento, ci si ammalava difficilmente e le infezioni erano rare. Questa conoscenza si è tramandata tra Re, Imperatori, Zar, Sultani, tra i loro familiari e tra i membri di corte. Si mangiava su piatti d’argento, si beveva da coppe d’argento, si utilizzavano posate in argento, il cibo veniva conservato in contenitori d’argento e, nel tempo, delle piccole quantità d’argento si mescolavano ai cibi. Dopo una o due generazioni, i benefici dell’argento rendevano praticamente immuni a qualsiasi malattia infettiva. Questi lignaggi reali venivano chiamati “Sangue Blu” per la caratteristica tinta bluastra del loro sangue dovuta alle tracce minime di argento puro. La comune gente dal sangue rosso, invece, mangiava da piatti di terracotta utilizzando utensili di ferro e si ammalava spesso, mentre i reali non erano soggetti a malattie infettive, addirittura fin dal concepimento. “Abbiamo riscoperto che l’argento elimina i batteri, un fatto noto da secoli … ma con la scoperta degli antibiotici gli usi dell’argento come antibiotico sono stati abbandonati.” (Dr. Robert O. Becker, M.D.).

Fonte :http://lamonetatraarteevalori.blogspot.it

mercoledì 10 agosto 2016

MEDAGLIA COMMEMORATIVA " AURELIO SAFFI "

MEDAGLIA COMMEMORATIVA "AURELIO SAFFI"
ITALIA 61

Nel 1961 si tenne a Torino una grande Expo, denominata appunto "Italia 61" il cui logo è riportato al verso della medaglia in questione.

Nell'ambito dell'Expo vennero organizzate alcune grandi mostre tematiche : una era dedicata al Lavoro, un'altra al Centesimo Anniversario della Unità d'Italia, e venne realizzata ad opera del Comitato Cittadino di Forlì -  la coniazione della medaglia-ricordo dedicata ad Aurelio Saffi che  un secolo prima era stato eletto alla Camera da cui si dimise l'anno successivo, dopo la sconfitta di Garibaldi in Aspromonte.

     CHI ERA ?
scrittore e uomo politico italiano (Forlì 1819-San Varano, Forlì, 1890). Nel 1845 fu nominato nella sua città consigliere comunale e segretario provinciale. L'elezione di Pio IX suscitò il suo entusiasmo ma ben presto Saffi aderì al pensiero mazziniano. Dopo la fuga del papa da Roma fu eletto deputato alla Costituente che proclamò la Repubblica Romana (9 febbraio 1849), di cui fu ministro degli Interni e triumviro con Mazzini e Armellini. Alla caduta di Roma riparò in Svizzera dove strinse i legami con Mazzini, con il quale visse successivamente anche a Londra. Recatosi in Romagna nel 1853 nella speranza di prepararvi un'insurrezione, ne fu completamente disilluso. Ritornato in Inghilterra, vi rimase fino al 1860, collaborando a vari giornali e insegnando a Oxford lingua e letteratura italiana e storia d'Italia. Nell'agosto del 1860 raggiunse a Napoli Mazzini, ma non accettò da Garibaldi alcun incarico. Eletto deputato alla Camera italiana (1861), si dimise in seguito ad Aspromonte (1862). Da allora si ritirò dalla vita politica e si dedicò agli studi storici. Dopo la morte di Mazzini (1872) proseguì la pubblicazione dei suoi Scritti editi e inediti fino al XVII volume. Dal 1877 insegnò presso l'Università di Bologna come lettore, poi come incaricato. I suoi scritti furono raccolti in quattordici volumi col titolo Ricordi e scritti.

lunedì 8 agosto 2016

Francobolli con pubblicità

Il Saggio Singer

 

 Nel 1924 furono emessi i primi ed unici francobolli con appendice pubblicitaria, che ritraevano nella porzione superiore Vittorio Emanuele III e riportavano nella parte inferiore un messaggio pubblicitario commissionato dalle principali industrie dell’epoca. Per promuovere questa operazione presso le aziende, le Poste realizzarono una campionatura con soprastampa “Saggio”, destinata alla dimostrazione presso altre imprese eventualmente interessate a seguire l’esempio degli “apripista” come la Singer.

mercoledì 3 agosto 2016

I vecchi videogiochi possono valere più di 1000 euro per i collezionisti, è il momento di andare a rovistare in cantina!

LoveAntiques, sito dedicato allo shopping online di antiquariato e rarità ha stilato una classifica dei dieci vecchi videogiochi al momento più richiesti e valutati da collezionisti. Titoli che non necessariamente erano belli da giocare, ma che col tempo hanno acquisito un valore abbastanza importante per gli amanti del retrogaming.
Non arriviamo ai livelli della rarissima cartuccia prototipo di Legend of Zelda, venduta per 150mila dollari su eBay, ma magari date un’occhiata in cantina, potreste avere dei piccoli tesori nascosti. Resta solo da capire se siete pronti a separarvene. Attenzione, ovviamente parliamo di prime edizioni, non ristampe, e confezioni in cui non manca niente.

Snowboard Kids 2 (Nintendo 64) £2000 

Darxide (Sega 32X) £1200 

Primal Rage (Sega 32X) £1000 

X Zone (Super Nintendo) £850 

T Mek (Sega 32X) £800 

Viewpoint (Neo Geo AES) £750 

Stadium Games (Nintendo NES) £600 

Cool World (Super Nintendo) £550 

Fatal Fury Special Edition (Sega Mega CD) £550 

The Adventures of Batman and Robin (Sega Mega CD) £550

fonte :http://www.wired.it

martedì 2 agosto 2016

Targa Florio: la corsa automobilistica più antica del mondo

Il progetto di un circuito in Sicilia nacque nella fantasia di Vincenzo Florio nel 1905 dopo la disputa della Coppa Florio a Brescia. In quegli anni ormai avvolti nel mito del personaggio, l'automobilismo nasceva e prosperava in Francia e Florio, rampollo di una fortunata famiglia che aveva ereditato le grandi fortune accumulate dal genio commerciale e industriale del senatore Vincenzo Florio, strenuo rappresentante del commercio siciliano nel mondo, si trasferiva continuamente in terra francese, e manteneva stretti ed affettuosi rapporti con Henry Desgranges.
L'idea matrice della “Targa” fu un “giro” di strade che riunisse in qualche centinaio di chilometri tutte le accidentalità, tutti gli svantaggi, i problemi, i bisogni, le difficoltà di un qualunque viaggio automobilistico. Il contributo del Club Alpino Siciliano portò alla scelta del tracciato delle Madonie, anche per merito del conte d'Isnello.
La prima Targa Florio fu regolarmente ed esemplarmente disputata il 5 maggio 1906. Il Sen. Florio mise a disposizione dei partecipanti le navi delle sue compagnie, e con traguardo a Buonfornello, e percorso sul grande circuito delle Madonie, con una pittoresca teoria di bersaglieri piantonati lungo i punti-base del tracciato, la corsa scattò e visse la sua prima avventura.

Il grande circuito delle Madonie, Km. 146,901, scattava dal rettilineo di Buonfornello e si snodava attraverso Cerda, Caltavuturo, Castellana, Petralia Sottana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, Campofelice di Roccella e Buonfornello.
Vinse Alessandro Cagno su Itala in 9 ore e 32 minuti e 22'' e secondo fu Ettore Graziani anche lui su Itala, terza la Berliet di Bablot: come dire che l'affermazione della nascente industria italiana fu squillante.

L'epopea di Vincenzo Floiro era iniziata: di una gara “che ha lo scopo altamente utilitario di mettere in evidenza non già le auto eccezionali, ma le migliori vetture di tipo ed uso comune, ed il criterio intorno alla consistenza, cioè al valore delle industrie dell'auto”.
Un'epoca che trasformava il volto delle cittadine: del gran quartier generale della corsa Termini Imerese ad esempio; e che nello stesso anno faceva scrivere al pioniere alcune considerazioni illuminanti su una rivista universale d'automobilismo, con testo francese e tedesco, e che ha lasciato ai posteri la storia di quegli anni avventurosi.
 Ma nessuna forza al mondo avrebbe ormai potuto impedire a Florio di dare corso alla sua epopea. ... Il 22 aprile 1907 si disputò la seconda edizione e l'industria automobilistica d'Europa si trasferì a Termini già dieci giorni prima della corsa, con i suoi dirigenti, i suoi tecnici e massicce squadre di operai. Una città sovvertita nelle sue abitudini, attraversata in lungo e in largo da questa invasione di automobili in un asfissiante boato di motori fischiettanti.

Se la prima impressione è quella che conta, io dovrei conservare della Targa FlorIo un ricordo sgradevole, come il mal di mare. Poiché era autentico mal di mare quel malessere che mi aveva assalito verso la fine dei lunghi 108 chilometri del Circuito delle Madonie, la prima volta che li percorsi, dopo aver infilato, una dopo l'altra, tutte quelle curve: quante non so dirvi, benchè mi fossi prefisso di contarle.

Perchè il Circuito delle Madonie non è un percorso stradale come tanti altri – sia pure celebri per le loro difficoltà – è una burrasca di curve che dura per oltre cento chilometri.

A percorrerlo in corsa, alle medie che oggi si raggiungono, si ha più l'impressione di trovarsi su di un motoscafo alle prese con le più capricciose onde marine, che non su di una macchina stabilmente piazzata su quattro ruote.

Avete mai provato a contare le onde del mare? Compito abbastanza arduo: no? Ebbene lo stesso sarebbe a voler contare le curve del Circuito delle Madonie. C'è chi dice che sono 1500; chi dice che sono più di 2000, chi non meno di 5000. Io non posso dirvelo per via del mio mal di mare, ma è certo che sono tante e l'una diversa dall'altra, e l'una all'altra vicinissima sì che giustifico l'impressione della burrasca di curve in cui venni a trovarmi in quell'indimenticabile primo giro del Circuito, caro Vincenzo Florio, non per nulla armatore di navi e di organizzazioni; armatore e campione degli sports meccanici in terra e in acqua.

E' il fascino delle difficoltà e del rischio. Il vero automobilista non ama la strade facili, come il marinaio non ama il mare tranquillo.

E come in Italia vengono da tutte le parti del mondo per ammirare le bellezze della nostra terra, i capolavori della nostra arte, le vestigia della nostra civiltà millenaria, così in Italia s'ha da venire per vivere questa gara che non ha l'eguale. E quando un costruttore – italiano o straniero che sia – vuole dar lustro alla sua marca e garantire la bontà della sua produzione e delle sua vetture, non ha che da scegliere questa gara, la sola, che agli occhi del pubblico di tutto il mondo dia il responso che non si discute.
Remota io recente, la consacrazione della Targa Florio l'ebbero tutte le grandi marche europee. ... Se tu ne rifai la storia è tutto l'automobilismo italiano che passa dinanzi ai tuoi occhi come in una visione, con le sua manifestazioni liete o tristi, con i suoi campioni, con le sue conquiste.
Ed al tuo cuore di italiano e di sportivo la Targa Florio appare allora non più come una manifestazione di tecnica o di sport o di propaganda, ma come l'espressione più completa e più potente delle nostre conquiste in campo che sembrava precluso a noi popolo di artisti, di poeti e di guerrieri.
G. Canestrini
  
fonte http://www.prolocotermini.it/

“ …….. Nemmeno se coprissi tutto il giro di settantadue chilometri troverei un posto tranquillo e con un po' di ombra libera - racconta Salvatore Requirez, appassionato fotografo dei tempi della Targa.

Ovunque c'è gente.

Un mare di gente che ondeggia davanti a me.

Appollaiati sui muretti, assiepati dietro le transenne, bivaccati ai margini della strada tifosi di ogni età sono lì da stanotte.
foto tratte da :http://www.forum-auto.com/

lunedì 4 luglio 2016