Chi se la ricorda ? Io la usavo negli anni 80 a scuola.
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sabato 28 aprile 2018
domenica 28 gennaio 2018
domenica 7 gennaio 2018
sabato 30 dicembre 2017
Il Penny Black
La filetelia racconta per immaggini le più importanti vicende storiche,un piacere estetico che si affina con il passare del tempo. Il Penny Black è l'inizio di tutto questo. Stampato in Inghilterra nel maggio 1840 per volere di Sir Rowland Hill , promotore della riforma postale inglese,porta inciso il profilo della Regina Vittoria , dai tratti raffinatissimi su un elegante fondo nero. Un vero capolavoro di antiquariato vittoriano.
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| OPUSCOLO DISTRIBUITO DA BOLAFFI |
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| OPUSCOLO DISTRIBUITO DA BOLAFFI |
sabato 23 dicembre 2017
lunedì 4 dicembre 2017
sabato 25 novembre 2017
Vecchie schede telefoniche? Attenzione, possono valere 10mila euro
Non solo le monete possono nascondere valori insperati
Non ci sono solo i centesimi di euro difettosi o le lire italiane rare a nascondere una valore che potrebbe cambiare la vita ai fortunati possessori; anche alcune vecchie schede telefoniche, di quelle che si utilizzavano al posto dei gettoni nelle cabine telefoniche degli anni ’90, possono essere preziosissime, specie se appartenenti a serie limitate.
Tra esse spiccano quelle della serie Numeri Utili, le cosiddette “Svegliette”, una serie sperimentale stampata nell’86 dalla Pikappa e venduta nei primi mesi dell’87 al salone dell’auto di Torino.E ancora la famosa serie turistica di 5 schede realizzate dalla Technicard System all’inizio del 1989 composta da Torre di Pisa, Particolare di Michelangelo, Interno di Palazzo, Mulini a vento, Alberobello.
Spaziando dal 1976 al 2004 sono schede telefoniche di gran pregio le Sida (che si dividono in 3 gruppi: 1977-1981, 1982-1985 e 1986-1988, quelle della serie urmet bianca (1985-1986) e della serie (un po’ meno pregiata) urmet rossa (1986-1988), prodotte dalla ditta Mantegazza, la AIG numerica (2004). Tra le rarità brillano ancora la scheda Labirinto e le schede omaggio come la Beckman, le Jumbo, la Agentour Bandiera, le Cosentino, la Italpro, la serie Saage sovrastampata, la coppia 486 intel, la serie Alitalia e la serie Lufthansa.
Leggi anche:
Spiccioli d’oro: un centesimo di euro ‘difettoso’ può valerne 2.500
Monete rare: ecco le lire italiane che valgono una fortuna
https://quifinanza.it
venerdì 10 novembre 2017
Grano Rosa
Questa è l'unica serie di francobolli emessa nel Regno di Napoli. Al centro figura lo stemma delle Due Sicilie. Tale stemma è suddiviso in tre sezioni: a sinistra, un cavallo rampante volto a destra (emblema di Napoli ), a destra la Trinacria (emblema della Sicilia ) e in basso i tre Gigli (emblema dei Borboni ). Il nome Trinacria deriva dal greco "isola con tre promontori",in riferimento alla forma triangolare della Sicilia, ed è rappresentata dalla figura della Gorgona con tre gambe .La foto purtroppo non è delle migliori.
domenica 5 novembre 2017
Ecco le banconote che potevano cambiare l’entrata dell'Italia in guerra nel 1915: scoperti 4 esemplari sconosciuti
Non esistevano, non dovevano esistere, non c’erano prove dell’esistenza
di quelle quattro piccole “banconote” da una, due, cinque e dieci corone
austriache la cui conoscenza avrebbe potuto cambiare la Storia
dell’Italia, alla finestra nei mesi d’esordio della Prima guerra
mondiale.
Invece quei quattro biglietti con sovrastampa e marca fiscale (insomma,
banconote), stampati nella massima segretezza dal Governo nel 1915 a
Torino, erano adesso schierati sulla scrivania di Gerardo Vendemia,
trentenne casertano, esperto mondiale di cartamoneta che non ne ha
trovato tracce nei cataloghi e nei registri ministeriali. Esemplari
ignoti e unici.
ESEMPLARI UNICI
Davanti ai suoi occhi spalancati per quel “colpo”, che nella vita di un
collezionista può anche non capitare mai e che costringerà
all’integrazione dei testi di numismatica, cominciava un vertiginoso
viaggio nel tempo aperto da mille domande: che cosa sarebbe accaduto se
quelle ignote “banconote d’occupazione”, in quel frenetico aprile-maggio
1915, fossero state sventolate in Parlamento da Giolitti, leader dei
Neutralisti? Come avrebbe giustificato il governo Salandra quelle
“banconote” che rivelavano la clamorosa intenzione di invadere i
territori di Trento e Trieste dominati dagli allora alleati
austro-ungarici?
Quattro “banconote” in doppia valuta, corone austriache e lire italiane
(18 corone o 18 lire in tutto) per cambiare il corso della Storia
italiana.Il 26 aprile 1915, mentre il furibondo confronto politico pende sempre più a favore degli Interventisti, il governo, tenendo all’oscuro il Parlamento, firmò il Trattato di Londra con Gran Bretagna, Francia e Russia. Sul piatto Trento e Trieste, addio alla Triplice alleanza con l’Austria-Ungheria, addio alla neutralità e ai neutralisti giolittiani e cattolici: si andava alla guerra, ma gli italiani ancora non lo sapevano.
Segretissimo era quell’accordo e segreta doveva essere a quel punto l’affrettata stampa di quella cartamoneta in corone che l’Italia avrebbe diffuso nel Trentino e nel Friuli Venezia Giulia una volta scacciati gli ex alleati austro-ungarici. “Banconote d’occupazione”, prassi comune per le nazioni che allargano con la forza i confini. Vendemia, titolare del sito cartamoneta.com, mostra con orgoglio i biglietti dai colori tenui realizzati con carta comune dalle Officine governative di Torino e non da uno stabilimento della Banca d’Italia per garantire maggiore riservatezza: si usano biglietti già in corso di stampa, modificati con timbrature e marche fiscali per la doppia valuta.
LA MATTANZA
Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra e ben presto svanisce il
sogno di un conflitto breve, sostituito dalla mattanza nelle trincee.
E quella serie segreta di quattro “banconote” purtroppo non più così
urgente da utilizzare? Per 102 anni non se n’è saputo nulla. Non ne
erano mai stati trovati esemplari o riferimenti nei registri. Il massimo
per un collezionista. È formidabile trovare qualcosa di raro, ma di cui
è nota l’esistenza, figuriamoci quando ci si imbatte in qualcosa la cui
realtà è ignota.Il massimo sarebbe stato anche per un cronista ritrovarsi fra le mani, magari grazie a una “talpa”, magari un tipografo torinese neutralista, quei biglietti in quel “maggio radioso”: l’articolo sulle “banconote d’occupazione” avrebbe rivelato in anticipo la scelta interventista del Governo, forse avrebbe svelato all’opinione pubblica, e agli austro-ungarici, il patto di Londra. Se non a impedire l’entrata in guerra, la notizia di quelle quattro banconote avrebbe potuto ritardarla.
«C’è voluto parecchio tempo – racconta Vendemia, ingegnere – per completare le verifiche, per mettere a confronto cataloghi e registri. Poi la conclusione da brividi: questi biglietti fior di stampa (il massimo in fatto di conservazione) sono unici e vanno persino oltre il grado supremo della rarità, ovvero quella sigla “U” appunto per gli esemplari unici. Il governo Salandra, non c’è che dire, voleva agire in segreto e c’è riuscito ben oltre il suo mandato».
Ma in euro quanto valgono quelle quattro banconote? «Mancano precedenti, ma non mi stupirei che in Italia la serie toccasse quota 50mila euro, quotazione di rilievo anche per i mercati internazionali». Mistero per mistero, come ne è venuto in possesso? «Diciamo che sono stato contattato dall’erede di un funzionario di banca. Però qualche piccolo segreto, almeno per ora, me lo lasci».
FIOR DI STAMPA
Per dare la caccia ai tesori, Vendemia raggiunge spesso l’Inghilterra e la Francia, esamina collezioni. «E intanto si studia la Storia, la Politica e l’Economia. Ogni volta che si tiene fra le dita un biglietto raro ci si commuove viaggiando nel tempo e sulla carta geografica. A chi non è nativo digitale basta sfiorare le banconote delle vecchie lire per ripensare all’infanzia, oppure si resta senza fiato di fronte a banconote di artisti come l’incisore Trento Cionini. Roberto Mori, già direttore centrale per la Circolazione monetaria in Banca d’Italia, ha scritto che la moneta ha tanto da farsi perdonare. Ma al tempo stesso la moneta e la cartamoneta hanno tanto da raccontare». E mentre parla Vendemia mostra le diecimila lire “lenzuolo” del dopoguerra, le piccole “am lire” diffuse dall’esercito americano che risaliva l’Italia dal 1943 al 1945, le mille lire che si sognava di “avere una volta al mese”, le irraggiungibili banconote da 500 mila lire di Raffaello che ci hanno portato fino all’Euro. Un fruscìo di banconote che non ha nulla di venale.
Fonte :http://www.ilmessaggero.it
mercoledì 1 novembre 2017
UNA MONETA PER I 60 ANNI DELLA FIAT 500!
(di Antonio Castellani) |
Basta con i programmi numismatici senza sorprese! Sembra essere questo
lo spirito con cui l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha voluto
inserire, senza che nemmeno un accenno fosse trapelato nei giorni
precedenti, una ulteriore, originalissima moneta celebrativa tra quelle
in emissione in questo 2017. Si tratta di una 5 euro in argento fior di conio creata dall’artista Claudia Momoni e dedicata alla Fiat 500, l’auto più amata dagli italiani che quest’anno festeggia i sessant’anni di vita.
Correva infatti l’anno 1957 quando, dagli stabilimenti di Mirafiori a Torino, usciva la prima Fiat 500 (in realtà, la Nuova Fiat 500 dato che la prima Fiat con questo nome era stata, nel 1936, l’indimenticabile Topolino). Simbolo del “Made in Italy”, la 500 uscita dalla matita di Dante Giacosa è stata l’automobile delle famiglie, del boom economico, dei primi viaggi e delle prime vacanze degli italiani, la più amata nella storia Fiat, ribattezzata con affetto “il Cinquino”.
Da allora ne ha fatta di strada, con i suoi oltre 5,2 milioni di esemplari prodotti, diventando una vera e propria icona italiana grazie all’inconfondibile design unito alla funzionalità, all’innovazione delle tecnologie e alla versatilità d’uso, tanto che ancora oggi la Fiat 500 continua a rinnovarsi e a percorrere le strade del mondo come simbolo del miglior stile italiano.
Il Ministero dell’Economia e Finanze ha emesso la moneta giovedì 26 ottobre, con una tiratura di 4.000 pezzi per la versione fior di conio. Sul dritto è raffigurato, in prospettiva, il primo modello di Fiat 500, nato nel 1957, assieme alla versione attualmente in commercio, che richiama – attualizzandole in maniera esemplare – le soluzioni stilistiche dell’omonimo antenato; nel giro, la scritta REPUBBLICA ITALIANA.
Sul rovescio, invece, è raffigurata di profilo una vettura Fiat 500; nel campo di sinistra, le date 1957 e 2017, rispettivamente anno di produzione del primo modello Fiat 500 e anno di emissione della moneta e, a seguire, il valore 5 EURO; nel campo di destra, un particolare del cruscotto interno della vettura e R, identificativo della Zecca di Roma; nella parte inferiore, a sinistra, il nome dell’autore MOMONI e, al centro, lo storico marchio Fiat 500.
Una bella sorpresa per i collezionisti, questa moneta che – uscendo dal calendario delle celebrazioni “solenni” dedicate alla nostra arte e alla storia, ai personaggi illustri e alle grandi ricorrenze – esalta una icona pop del passato e del presente: una moneta fortemente “identitaria” per tutti gli italiani e che sarà sicuramente un successo. Come tutte le 5 euro commemorative tricolori, anche questa pesa 15 grammi di argento a 925 millesimi per 32 millimetri di diametro ed è commercializzata dalla Zecca al prezzo base di 40,00 euro.
Fonte http://www.ilgiornaledellanumismatica.it
La mitica Fiat 500 in un celebre manifesto pubblicitario d’epoca (source: archive)
Correva infatti l’anno 1957 quando, dagli stabilimenti di Mirafiori a Torino, usciva la prima Fiat 500 (in realtà, la Nuova Fiat 500 dato che la prima Fiat con questo nome era stata, nel 1936, l’indimenticabile Topolino). Simbolo del “Made in Italy”, la 500 uscita dalla matita di Dante Giacosa è stata l’automobile delle famiglie, del boom economico, dei primi viaggi e delle prime vacanze degli italiani, la più amata nella storia Fiat, ribattezzata con affetto “il Cinquino”.
Da allora ne ha fatta di strada, con i suoi oltre 5,2 milioni di esemplari prodotti, diventando una vera e propria icona italiana grazie all’inconfondibile design unito alla funzionalità, all’innovazione delle tecnologie e alla versatilità d’uso, tanto che ancora oggi la Fiat 500 continua a rinnovarsi e a percorrere le strade del mondo come simbolo del miglior stile italiano.
Un desgin senza tempo: dalla Fiat 500 di ieri a quella di oggi, due icone di stile in una moneta da collezione (source: IPZS)
Il Ministero dell’Economia e Finanze ha emesso la moneta giovedì 26 ottobre, con una tiratura di 4.000 pezzi per la versione fior di conio. Sul dritto è raffigurato, in prospettiva, il primo modello di Fiat 500, nato nel 1957, assieme alla versione attualmente in commercio, che richiama – attualizzandole in maniera esemplare – le soluzioni stilistiche dell’omonimo antenato; nel giro, la scritta REPUBBLICA ITALIANA.
Volante, cruscotto, vista laterale del “Cinquino” sui 5 euro appena emessi, a sorpresa, dalla Zecca italiana (source: IPZS)
Sul rovescio, invece, è raffigurata di profilo una vettura Fiat 500; nel campo di sinistra, le date 1957 e 2017, rispettivamente anno di produzione del primo modello Fiat 500 e anno di emissione della moneta e, a seguire, il valore 5 EURO; nel campo di destra, un particolare del cruscotto interno della vettura e R, identificativo della Zecca di Roma; nella parte inferiore, a sinistra, il nome dell’autore MOMONI e, al centro, lo storico marchio Fiat 500.
Una bella sorpresa per i collezionisti, questa moneta che – uscendo dal calendario delle celebrazioni “solenni” dedicate alla nostra arte e alla storia, ai personaggi illustri e alle grandi ricorrenze – esalta una icona pop del passato e del presente: una moneta fortemente “identitaria” per tutti gli italiani e che sarà sicuramente un successo. Come tutte le 5 euro commemorative tricolori, anche questa pesa 15 grammi di argento a 925 millesimi per 32 millimetri di diametro ed è commercializzata dalla Zecca al prezzo base di 40,00 euro.
Fonte http://www.ilgiornaledellanumismatica.it
giovedì 12 ottobre 2017
lunedì 9 ottobre 2017
LE “TESSERAE NUMMULARIAE”, CODICI A BARRE DEL MONDO ANTICO
(di Fiamma Briziarelli) | Cosa sono i codici a barre?
O meglio, a cosa servono? Per non parlare poi dei QR Code che troviamo
ormai da ogni parte e come collegamento a qualsiasi tipo di prodotto o
di fianco a qualunque tipo di locandina? I codici a barre sono nati in
epoca contemporanea (per l’esattezza, nell’ottobre del 1948) come
strumenti di gestione informativa del magazzino ed hanno un prezzo
pressoché nullo. In linea generale lo stesso vale per i QR Code, che
oltre a dare indicazioni sulla natura del prodotto, interfacciandosi con
una tipologia di tecnologia più avanzata, conducono il “curioso” a
tutta una serie di informazioni collegate al prodotto o all’evento al
quale si riferiscono. Letto ciò verrebbe da pensare a quanto l’uomo
moderno sia evoluto e a quanto durante nei secoli abbia imparato a
creare strumenti di gestione che agevolino il suo quotidiano. In realtà,
tuttavia, questa tipologia di codici deriva – non sappiamo quanto in
maniera consapevole – da una “rivisitazione” di qualcosa già esistente
in epoca romana, le“tesserae nummulariae”.
Il primo studioso che introdusse questo termine fu Rudolf Herzog, all’inizio del XX secolo. Le “tesserae nummulariae”, proprio come un codice a barre appunto, avevano una forma abbastanza standard: erano infatti dei bastoncini di osso o di avorio con la testa arrotondata ed il corpo della forma di un parallelepipedo o simile. Erano dotate di un foro sulla testa o sulla gola (parte di congiunzione tra testa e corpo) per permettere agli addetti al controllo di cassa, a banchieri o mercanti, di fissare la tessera ad un sacchetto mediante una corda garantendo il contenuto, quindi, proprio come un vero e proprio codice a barre dei nostri tempi, racchiudeva in sé informazioni fondamentali che “dovevano viaggiare assieme al contenuto dell’involucro”, perché fosse ricostruibile la storia di quello specifico sacchetto. Infatti, sulle quattro facce delle “tesserae nummulariae” troviamo: 1) il nome dello schiavo o del liberto o di colui che aveva controllato la somma racchiusa; 2) il nome del proprietario del banco al genitivo; 3) il verbo “spectavit” con indicate la data (giorno e mese); 4) l’indicazione dell’anno suggerita dalla coppia consolare in carica.
Essendo di fatto dei piccoli oggetti e, ovviamente, “non potendo essere interrogate” tramite un lettore di codici od una moderna app, il nome del “nummularius” è sempre espresso mentre le altre indicazioni sono sporadiche, inoltre lo spazio è ristretto per cui tutte le parole sono abbreviate ad eccezione del nome del padrone. In base alle fonti letterarie ed epigrafiche romane, i “nummularii”, ovvero i cambiavalute, avevano la funzione di cambio, di prestito e si occupavano anche di affari privati; erano figure distinte dagli “argentarii”, cioè dai banchieri e cambiavalute di rango sociale e disponibilità finanziare maggiori.
Le tessere nummularie marcano quindi l’avvenuta ispezione (“spectatio”)
del sacchetto contenente la somma di un determinato proprietario e
garantendo così la genuinità e rispondenza del contenuto e l’assenza di
monete, ad esempio, suberate. Partendo dal primo studio dell’Herzog ed
arrivando ad oggi si conoscono 163 esemplari di tessere nummularie,
tutte databili tra il 96 a.C. e 88 d.C. e rinvenute quasi tutte in
territorio italiano.
Stando all’arco cronologico di tutte le tessere conosciute è possibile verificare la vita – relativamente breve – di questo dispositivo di controllo all’interno del sistema economico romano, andando a coprire poco meno di due secoli della storia di Roma e proprio quelli interessati dal passaggio fra la Repubblica e l’Impero. Quindi, questi oggetti, evincono con le loro caratteristiche ed il loro utilizzo la necessità di monitorare e di avere una tracciabilità delle informazioni inerenti “il contenuto del sacchetto”, in un momento storico – fine del II secolo a.C. e inizio del I secolo a.C.- in cui la monetazione che interessava le province romane crebbe notevolmente e i traffici che portavano beni di consumo e persone verso Roma e l’Italia aumentarono a dismisura dopo il periodo dei Gracchi.
Proprio come i codici a barre, dunque, aumentando i movimenti di persone e prodotti, già gli antichi romani si resero conto della necessità di poter monitorare le indicazioni di base delle monete e dei prodotti, nonché del deputato al controllo; nell’evenienza si fosse verificato qualche ammanco lungo il “passaggio di mano in mano” e quindi sia l’evoluzione del contenuto del sacchetto, che lo spostamento di luogo in luogo dello stesso. Da qui si iniziò ad avere una mescolanza notevole di monete aventi peso e valore diverso in tutto il mondo romano, ma questa è un’altra storia.
Fonte:http://www.ilgiornaledellanumismatica.it
Il primo studioso che introdusse questo termine fu Rudolf Herzog, all’inizio del XX secolo. Le “tesserae nummulariae”, proprio come un codice a barre appunto, avevano una forma abbastanza standard: erano infatti dei bastoncini di osso o di avorio con la testa arrotondata ed il corpo della forma di un parallelepipedo o simile. Erano dotate di un foro sulla testa o sulla gola (parte di congiunzione tra testa e corpo) per permettere agli addetti al controllo di cassa, a banchieri o mercanti, di fissare la tessera ad un sacchetto mediante una corda garantendo il contenuto, quindi, proprio come un vero e proprio codice a barre dei nostri tempi, racchiudeva in sé informazioni fondamentali che “dovevano viaggiare assieme al contenuto dell’involucro”, perché fosse ricostruibile la storia di quello specifico sacchetto. Infatti, sulle quattro facce delle “tesserae nummulariae” troviamo: 1) il nome dello schiavo o del liberto o di colui che aveva controllato la somma racchiusa; 2) il nome del proprietario del banco al genitivo; 3) il verbo “spectavit” con indicate la data (giorno e mese); 4) l’indicazione dell’anno suggerita dalla coppia consolare in carica.
Essendo di fatto dei piccoli oggetti e, ovviamente, “non potendo essere interrogate” tramite un lettore di codici od una moderna app, il nome del “nummularius” è sempre espresso mentre le altre indicazioni sono sporadiche, inoltre lo spazio è ristretto per cui tutte le parole sono abbreviate ad eccezione del nome del padrone. In base alle fonti letterarie ed epigrafiche romane, i “nummularii”, ovvero i cambiavalute, avevano la funzione di cambio, di prestito e si occupavano anche di affari privati; erano figure distinte dagli “argentarii”, cioè dai banchieri e cambiavalute di rango sociale e disponibilità finanziare maggiori.
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Esemplare di “tessera nummularia” conservato al British Museum (source: web)
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Stando all’arco cronologico di tutte le tessere conosciute è possibile verificare la vita – relativamente breve – di questo dispositivo di controllo all’interno del sistema economico romano, andando a coprire poco meno di due secoli della storia di Roma e proprio quelli interessati dal passaggio fra la Repubblica e l’Impero. Quindi, questi oggetti, evincono con le loro caratteristiche ed il loro utilizzo la necessità di monitorare e di avere una tracciabilità delle informazioni inerenti “il contenuto del sacchetto”, in un momento storico – fine del II secolo a.C. e inizio del I secolo a.C.- in cui la monetazione che interessava le province romane crebbe notevolmente e i traffici che portavano beni di consumo e persone verso Roma e l’Italia aumentarono a dismisura dopo il periodo dei Gracchi.
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| Un altro esemplare facente parte delle collezioni londinesi (source: web) |
Proprio come i codici a barre, dunque, aumentando i movimenti di persone e prodotti, già gli antichi romani si resero conto della necessità di poter monitorare le indicazioni di base delle monete e dei prodotti, nonché del deputato al controllo; nell’evenienza si fosse verificato qualche ammanco lungo il “passaggio di mano in mano” e quindi sia l’evoluzione del contenuto del sacchetto, che lo spostamento di luogo in luogo dello stesso. Da qui si iniziò ad avere una mescolanza notevole di monete aventi peso e valore diverso in tutto il mondo romano, ma questa è un’altra storia.
Fonte:http://www.ilgiornaledellanumismatica.it
venerdì 29 settembre 2017
La zecca belga chiuderà a fine 2017
La zecca reale del Belgio cesserà le sue attività il 31 dicembre 2017.
Lo ha annunciato lo stesso ente, che dunque metterà fine alla produzione di monete. La zecca belga ha coniato monete a partire dal 1830.
Lo ha annunciato lo stesso ente, che dunque metterà fine alla produzione di monete. La zecca belga ha coniato monete a partire dal 1830.
La chiusura ha motivazioni economiche e
si deve in particolare agli alti costi di produzione dei piccoli
nominali (1 e 2 centesimi) e alla sempre maggior diffusione dei
pagamenti elettronici.
Non è ancora chiaro chi conierà le monete belghe a partire dal prossimo anno. La produzione potrebbe anche essere affidata ad un’azienda privata.
Non è ancora chiaro chi conierà le monete belghe a partire dal prossimo anno. La produzione potrebbe anche essere affidata ad un’azienda privata.
I venticinque dipendenti sono destinati a ricoprire altri incarichi pubblici. Tra essi vi è anche Luc Luycx , autore dei lati comuni delle euromonete ordinarie.
domenica 24 settembre 2017
martedì 12 settembre 2017
LA CONIAZIONE UFFICIALE DEL 70° ANNIVERSARIO FERRARI
Disegnata da Flavio Manzoni è coniata dalla Zecca dello Stato in oro e in tiratura limitata.
Nell'innovativo ed esclusivo cofanetto, disegnato appositamente dal Centro Stile Ferrari, ritroviamo una sottopedaliera di metallo, la stessa che viene montata sulle vetture Ferrari di produzione.
Nell'innovativo ed esclusivo cofanetto, disegnato appositamente dal Centro Stile Ferrari, ritroviamo una sottopedaliera di metallo, la stessa che viene montata sulle vetture Ferrari di produzione.
domenica 3 settembre 2017
sabato 26 agosto 2017
Svelato il mistero della tavoletta sumera: furono i babilonesi a inventare la trigonometria
PER più di 100 anni quella tavoletta
matematica era rimasta un mistero indecifrabile. Ora però la chiave del
"Plimpton 322", un manufatto di argilla di circa 3700 anni, è finalmente
stata svelata e ci dice che furono i babilonesi a scoprire la
trigonometria e non i greci.
Gli scienziati della dell'Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW Sydney)
hanno infatti scoperto lo scopo di quella che è considerata la tabella
trigonometrica più antica e più precisa del mondo e che probabilmente
veniva utilizzata in passato per calcolare come costruire palazzi,
templi, piramidi e costruire canali di irrigazione. Lo studio è stato pubblicato su Historia Mathematica.
Per il team guidato dal matematico Norman J. Wildberger
i babilonesi inventarono l'uso dei triangoli nei modelli matematici ben
mille anni prima degli antichi greci. La tavoletta, che si pensa sia
originaria dell'antica città sumera di Larsa ed è datata tra il 1822 e
il 1762 aC, fu ritrovata in Iraq nei primi del Novecento
dall'archeologo Edgar J. Banks. Oggi è custodita presso la Columbia University di New York.
E' composta da una serie di numeri incisi in caratteri cuneiformi
disposti in quattro colonne e quindici file, con parti incomplete. "Il
Plimpton 322 ha interrogato i matematici per anni" spiega il ricercatore
Daniel Mansfield e grazie alle parti mancanti delle
sequenze numeriche ricostruite dall'università australiana si è
stabilito che il reperto rappresenta "la più antica tavola
trigonometrica del mondo", precedendo di oltre mille anni quella
dell'astronomo e geografo greco Ipparco.
Finora era infatti era Ipparco ad essere stato a lungo considerato
il padre della trigonometria. "Plimpton però precede di più di 1000
anni" ricorda ancora Wildberger. Secondo il matematico, questa scoperta
"apre nuove possibilità, non solo per la ricerca matematica moderna, ma
anche per l'insegnamento. Con Plimpton 322 abbiamo una trigonometria più
semplice e accurata che presenta chiari vantaggi rispetto alla nostra.
Vantaggi che si potrebbero utilizzare in futuro", ad esempio nei sistemi
della grafica digitale.
"Il mistero enorme, finora, era il suo scopo, perché gli antichi
scribi hanno svolto il complesso compito di generare e ordinare i numeri
sul tablet. La nostra ricerca rivela che Plimpton 322 descrive le forme
di triangoli ad angolo retto usando una nuova tipologia di
trigonometria basata su rapporti, non angoli e cerchi. È un lavoro
matematico affascinante che dimostra un indubbio genio" concludono i
ricercatori.
Fonte :http://www.repubblica.it
mercoledì 16 agosto 2017
lunedì 14 agosto 2017
Tutte le monete euro ordinarie (2002-2017)
Questa immagine mostra tutte le 266 monete ordinarie emesse finora dai paesi dell’area euro.
Sono mostrate sia le variazioni dei lati comuni (avvenute nel 2007), sia quelle delle facce nazionali. Queste ultime sono state causate soprattutto dai cambi di regnanti (Monaco, 2006, Paesi Bassi 2014, Spagna 2015, Vaticano 2005-2006-2014), ma anche per una semplice volontà di cambiare i disegni (Belgio 2008, Spagna 2010, San Marino 2017 e Vaticano 2017).
fonte :http://numistoria.altervista.org
Sono mostrate sia le variazioni dei lati comuni (avvenute nel 2007), sia quelle delle facce nazionali. Queste ultime sono state causate soprattutto dai cambi di regnanti (Monaco, 2006, Paesi Bassi 2014, Spagna 2015, Vaticano 2005-2006-2014), ma anche per una semplice volontà di cambiare i disegni (Belgio 2008, Spagna 2010, San Marino 2017 e Vaticano 2017).
fonte :http://numistoria.altervista.org
Cliccate sull’immagine per ingrandirla (dimensione: 2,20 MB)
mercoledì 2 agosto 2017
Comicus - Alan Ford
Alan Ford, uno di noi
Si
tratta del più longevo fumetto italiano di stampo umoristico-sociale
con caratteri di verosimiglianza seppure in presenza di una spiccata
propensione per il grottesco. In edicola dal 1969, nel pieno boom del
formato pocket nel quale viene tutt'oggi proposto - le star erano
soprattutto i "neri" (Diabolik e gli epigoni) - grazie alla geniale
intuizione di Luciano Secchi, in arte Max Bunker, e del suo sodale Roberto Raviola (ossia Magnus), già protagonisti del suddetto fenomeno dei noir con Kriminal e Satanik.
Alan Ford è un grafico pubblicitario che diviene agente segreto quasi per caso, opera all'interno del Gruppo TNT, un'organizzazione che cela la sua attività presso una fioreria e tiranneggiata dal Numero Uno, il capo.
Svariati e caratteristici sono i suoi compagni di avventura così come gli antagonisti, sempre più spesso negli anni recenti prelevati dalla realtà contemporanea.
Negli ultimi tempi il biondo protagonista agisce da investigatore privato insieme a una nuova compagna, Minuette Macon e lo stratagemma letterario voluto da Secchi, divenuto dal 1983 editore in proprio dei suoi personaggi dopo la felice stagione vissuta presso la Editoriale Corno, sembra aver dato i frutti sperati, con una rinascita del character il quale sembra essersi scrollato di dosso una certa patina di stantio.
Nel corso degli anni alla testata originaria ne sono state affiancate altre, sia di ristampe che di inediti. Tra queste segnaliamo la prima collana di riproposte, "Gruppo TNT" caratterizzata da una cornice bianca in copertina, le due serie "Special" per un totale di 34 albi inediti e i 14 volumetti de "Le storie del Numero Uno" dove l'anziano leader del Gruppo TNT rimembra a modo suo le gesta di personaggi storici.
Tutti gli albi sono firmati per i testi dallo stesso Secchi-Bunker, mentre ai disegni si sono alternati alcuni tra i più interessanti artisti dell'avventuroso a fumetti italico: ricordiamo almeno l'immenso Magnus e l'ottimo successore Paolo Piffarerio, fino all'attuale (da decenni) stella della casa editrice MBP, Dario Perucca.
Un fumetto leggero intriso di satira politico-sociale, ancora attuale nonostante gli inevitabili periodi di involuzione, per una testata che da ormai 40 anni fa compagnia agli appassionati.
fonte:http://www.comicus.it
Alan Ford è un grafico pubblicitario che diviene agente segreto quasi per caso, opera all'interno del Gruppo TNT, un'organizzazione che cela la sua attività presso una fioreria e tiranneggiata dal Numero Uno, il capo.
Svariati e caratteristici sono i suoi compagni di avventura così come gli antagonisti, sempre più spesso negli anni recenti prelevati dalla realtà contemporanea.
Negli ultimi tempi il biondo protagonista agisce da investigatore privato insieme a una nuova compagna, Minuette Macon e lo stratagemma letterario voluto da Secchi, divenuto dal 1983 editore in proprio dei suoi personaggi dopo la felice stagione vissuta presso la Editoriale Corno, sembra aver dato i frutti sperati, con una rinascita del character il quale sembra essersi scrollato di dosso una certa patina di stantio.
Nel corso degli anni alla testata originaria ne sono state affiancate altre, sia di ristampe che di inediti. Tra queste segnaliamo la prima collana di riproposte, "Gruppo TNT" caratterizzata da una cornice bianca in copertina, le due serie "Special" per un totale di 34 albi inediti e i 14 volumetti de "Le storie del Numero Uno" dove l'anziano leader del Gruppo TNT rimembra a modo suo le gesta di personaggi storici.
Tutti gli albi sono firmati per i testi dallo stesso Secchi-Bunker, mentre ai disegni si sono alternati alcuni tra i più interessanti artisti dell'avventuroso a fumetti italico: ricordiamo almeno l'immenso Magnus e l'ottimo successore Paolo Piffarerio, fino all'attuale (da decenni) stella della casa editrice MBP, Dario Perucca.
Un fumetto leggero intriso di satira politico-sociale, ancora attuale nonostante gli inevitabili periodi di involuzione, per una testata che da ormai 40 anni fa compagnia agli appassionati.
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