LE MONETE DELL'INCORONAZIONE DI CARLO III di BORBONE nel 1735
Carlo III incoronato Re di Sicilia e di Napoli nella Cattedrale di
Palermo il 5 luglio 1735 volle equiparare il sistema monetario dei due
imperi, ordinò così che il Carlino napoletano fosse di uguale valore del
Tarì siciliano, di conseguenza il Ducato divenne la terza parte
dell'Oncia.
L'Imperatore riconobbe come capitale del Regno Palermo e di conseguenza
confermò anche la sua Zecca a cui per quell'anno affidò la coniazione
di monete “commemorative” che ricordassero l'anno della sua elezione.
Furono così coniate monete d'oro da 22 carati e monete d'argento.
MONETE IN ORO
La moneta d'oro coniata in quell'anno fu l'Oncia con oro 906 dal peso di 4,42 gr. ed un diametro di 22 mm;
nel dritto vi era il busto dell'imperatore che guarda a destra con una
lunga chioma di capelli coronata d'alloro segno di conquista con
tutt'intorno incisa la legenda CARULUS-D-G-SIC-REX-HISP-INF (Carulus Dea
Gratia Siciliae Regna Hispaniarum Infans – Carlo per grazia di Dio re
di Sicilia, infante spagnolo)
nel rovescio vi era una Fenice su rogo ad ali spiegate con testa volta a
destra che guarda un sole con volto umano, tutt'intorno incisa la
legenda RESURGIT con in basso l'anno 1735 (la Fenice per gli studiosi
era un favoloso uccello che rinasce dalle sue ceneri. Si narra che
questa specie dopo aver vissuto parecchi secoli raccoglie dei pezzi di
legno aromatici, li accatasta e poi li accende sbattendo le sue ali
davanti ai raggi del sole facendosi bruciare, dalle sue ceneri nascerà
un verme che a sua volta diventerà Fenice. Questo racconto veniva
paragonato all'oro che, nonostante venga tramutato durante il commercio
col tempo ritornerà sempre oro)
MONETE IN ARGENTO
Le monete in argento invece furono i 12 Tarì o Scudo, i 4 Tarì, i 2
Tarì, i Tarì ed il mezzo Tarì d'argento dal vario peso e diverse misure;
nel dritto vi era la testa dell'imperatore coronata dall'alloro con
l'incisione CARULUS-D-G-SIC-ET-HIER-REX (Carulus Dea Gratia Siciliae et
Hierusalem Rex – Carlo per grazia di Dio Re di Sicilia e Gerusalemme).
Nella parola Siciliae era compreso anche il Regno di Napoli, mentre la
corona del Regno di Gerusalemme sin dall'impero di Federico II fu sempre
sulla testa dei Re di Sicilia, tale corona derivava dal matrimonio di
Federico con Giollanda, figlia di Giovanni di Brenna e Maria di
Monferrato da cui ereditò il prezioso.
Nel rovescio vi era l'aquila sveva coronata di Federico II con ali
spiegate volta a sinistra che rispecchiava la potenza e la gloria della
Sicilia, tutt'intorno l'incisione FAUSTO CORONATIONIS anno 1735; nello
stesso anno furono coniate monete da 6 Tarì e 3 Tarì simili alle prime
monete descritte si differenziano nel rovescio dove l'aquila venne
sostituita da una croce greca con bracci scanalati sormontati da tre
corone ai lati superiori (probabilmente le tre corone rappresentavano i
tre Regni: quello di Sicilia, quello di Napoli e quello di Gerusalemme).
Fonte :http://www.siciliafan.it
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mercoledì 31 maggio 2017
domenica 28 maggio 2017
Storia del Dollaro Americano: Parte terza
Abramo Lincoln fu il 16° Presidente degli Stati Uniti ed è considerato uno dei più importanti.
Fu il Presidente che pose fine alla schiavitù . Da sempre Lincoln è protagonista della banconota da 5 dollari sul fronte,dove si trova il suo ritratto ,e sul retro dove è raffigurato il Lincoln memorial.
lunedì 22 maggio 2017
domenica 21 maggio 2017
Trans Europ Express
Trans Europ Express (o TEE) alla Stazione Centrale di Milano, 1960 circa.
fonte :Milano sparita e da ricordare
lunedì 15 maggio 2017
La flotta Atlantic
Lunghi momenti a rimirare questa pagina , in genere su Topolino ,per decidere quale sarebbe stato il prossimo acquisto .
giovedì 4 maggio 2017
La Faleristica ,l'uso dei bigliettini da visita, delle onorificenze e precedenza nell’uso dei titoli.
La disciplina che studia le decorazioni e le onorificenze si chiama
faleristica, dal greco phàlara, nome attribuito nell’antica Grecia ad
una piastra di metallo o borchia di forma circolare, liscia oppure
cesellata, usata come ornamento per le corazze o i finimenti dei
cavalli.
Adottata dai Romani a partire dal II secolo a.C., la falera divenne una decorazione militare a tutti gli effetti, destinata a singoli soldati o a reparti. Oggi la faleristica (già presente nei Paesi anglosassoni) si sta diffondendo anche in Italia e al pari della numismatica e della filatelia raccoglie gli studiosi, i collezionisti e gli appassionati di decorazioni, medaglie e ordini cavallereschi.
Ovviamente questo genere di collezionismo è cosa ben diversa da quello praticato da coloro che, appartenendo a più ordini cavallereschi sia di merito che di regola, esibiscono in ogni occasione sul bavero della giacca un variegato campionario onorifico. Quindi, più che al desiderio di apparire, bisognerebbe avviare una riflessione sul significato di cosa voglia dire essere cavaliere e sui doveri che ciò comporta nella vita quotidiana, al di là dell’effimera ostentazione.
Purtroppo, a volte, è il fascino del “collezionismo onorifico” a trascinare chi ne è colpito lontano dalla serietà di queste istituzioni. Quindi, tutto va fatto sempre con misura, soprattutto nel modo di portare le distinzioni, ribadendo il concetto che non è il titolo ad onorare la persona, ma il contrario.
Per quanto riguarda l’uso delle onorificenze, vi è uno stretto legame fra l’abito e la decorazione. É l’abito che si indossa a determinare il formato dell’insegna, ed è per questo motivo che l’ambito di utilizzo delle onorificenze si restringe enormemente.
Ad esclusione dell’uniforme militare, le fasce, i collari e le placche si portano soltanto con il frac, abito da cerimonia per antonomasia, ma anche abito da sera. Sebbene oggi sia prescritto in rare occasioni, tuttavia viene ancora usato durante la consegna dei premi Nobel, l’incoronazione di un sovrano e nelle cerimonie pontificie.
L’unica differenza è quella che nelle cerimonie diurne si indossa il gilet nero, mentre nelle serate di gran gala si usa quello tradizionale bianco.
Le insegne nel formato regolamentare si portano sul frac solo nelle occasioni solenni, quando nell’invito è indicata la formula “cravatta bianca e decorazioni”, in questo caso si indossano nel modo seguente:
– si usa una sola fascia di cavaliere di Gran Croce, che va portata sopra il gilet del frac solo se è presente il capo del relativo ordine. Insieme alla fascia va indossata la relativa placca. Negli altri casi la fascia è indossata sotto il gilet. Qualora si possiedano più placche delle classi che le prevedono, si portano sul lato sinistro del frac, sotto il taschino, collocandole secondo l’ordine cli precedenza dal centro verso sinistra e dall’alto verso il basso, fino ad un massimo di quattro;
– si usa un solo nastro da collo da Grand’ufficiale, con la relativa placca, o da Commendatore, che va portato sotto il nodo della cravatta;
– le insegne di tutti gli altri ordini cavallereschi si indossano nel formato di miniatura, collocate in ordine d’importanza decrescente sul risvolto sinistro della marsina, dall’interno all’esterno, fino ad un massimo di sei. Le miniature vanno indossate dopo aver esaurito tutte le combinazioni nel formato regolamentare.
Oggi il frac, come tenuta formale da sera, è molto meno utilizzato di un tempo a favore dello smoking, la cui nuova condizione di abito da gala lo abilita all’uso delle onorificenze, non applicando però le regole valide per il frac. Sullo smoking è possibile porre una sola rosetta, quando nell’invito appare l’indicazione “cravatta nera”. Le onorificenze si indossano, nell’uso speciale, quando nell’invito è riportata la formula “cravatta nera e decorazioni”, in questo caso si possono appuntare fino ad un massimo di sei miniature, dando la precedenza, in Italia, a quelle della Repubblica. Per le signore è previsto il fiocco di nastrino. A parità di grado la precedenza degli ordini è determinata dall’anno di fondazione. Se si è insigniti di più classi di uno stesso ordine, in Italia è consuetudine portare solamente l’insegna della classe più elevata. Sulla giacca da giorno si porta solo la rosetta dell’ordine di appartenenza per gli uomini e la spilla per le signore.
Anche l’uso della rosetta dovrebbe essere improntato ad un principio di opportunità, utilizzandola in occasione di cerimonie ufficiali, semi-ufficiali o di natura pubblica, in ogni caso non va mai indossata sull’abbigliamento sportivo o informale.Sull’uniforme, le distinzioni onorifiche e cavalleresche si portano nel formato regolamentare quando prescritto. Le medaglie, croci o stelle sospese ai nastri, vengono poste sul lato sinistro del petto nell’ordine di precedenza dal centro verso l’esterno. Al collo si porta una sola commenda, come una sola è la fascia di Gran Croce, sopra la quale si pone la sciarpa azzurra da ufficiale, mentre le placche vengono appuntate sul lato sinistro del petto in ordine di precedenza. Sull’uniforme ordinaria s’indossano solo i rispettivi nastrini.
USO DEI TITOLI
Per quanto riguarda i titoli da riportare sul biglietto da visita, si ricordi che l’ordine corretto è il seguente:
1) Titoli Nobiliari,
2) Titoli Onorifici,
3) Titoli Accademici,
4) Titoli professionali.
Dunque, avremo: Conte comm. dott. ing. Mario Rossi oppure gr. uff. dott. arch. Giovanni Verdi ecc.
Precedono solo i titoli nobiliari, che in Italia sono stati disconosciuti ma non aboliti per via della legge dalla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, e quindi tollerati per consuetudine. Ad esempio, si potrebbe avere: conte gr. cr. dott. avv. Alfonso Maria Picalli del Monte.
I titoli, siano essi nobiliari, onorifici, accademici o professionali, non servono tanto a coloro che li posseggono, quanto agli interlocutori che ne fanno uso.
Troppi, infatti, sono i dottori “ignoranti” e i cavalieri “indegni”.
Sono i “titolati”, con le loro azioni, con l’impegno, con il loro modo di essere e di agire, a conferire dignità al loro lavoro, al loro operato e ai titoli che possiedono per nascita, per merito, per studio o per attività professionale.
fonte :https://www.facebook.com/Norman-Academy
Adottata dai Romani a partire dal II secolo a.C., la falera divenne una decorazione militare a tutti gli effetti, destinata a singoli soldati o a reparti. Oggi la faleristica (già presente nei Paesi anglosassoni) si sta diffondendo anche in Italia e al pari della numismatica e della filatelia raccoglie gli studiosi, i collezionisti e gli appassionati di decorazioni, medaglie e ordini cavallereschi.
Ovviamente questo genere di collezionismo è cosa ben diversa da quello praticato da coloro che, appartenendo a più ordini cavallereschi sia di merito che di regola, esibiscono in ogni occasione sul bavero della giacca un variegato campionario onorifico. Quindi, più che al desiderio di apparire, bisognerebbe avviare una riflessione sul significato di cosa voglia dire essere cavaliere e sui doveri che ciò comporta nella vita quotidiana, al di là dell’effimera ostentazione.
Purtroppo, a volte, è il fascino del “collezionismo onorifico” a trascinare chi ne è colpito lontano dalla serietà di queste istituzioni. Quindi, tutto va fatto sempre con misura, soprattutto nel modo di portare le distinzioni, ribadendo il concetto che non è il titolo ad onorare la persona, ma il contrario.
Per quanto riguarda l’uso delle onorificenze, vi è uno stretto legame fra l’abito e la decorazione. É l’abito che si indossa a determinare il formato dell’insegna, ed è per questo motivo che l’ambito di utilizzo delle onorificenze si restringe enormemente.
Ad esclusione dell’uniforme militare, le fasce, i collari e le placche si portano soltanto con il frac, abito da cerimonia per antonomasia, ma anche abito da sera. Sebbene oggi sia prescritto in rare occasioni, tuttavia viene ancora usato durante la consegna dei premi Nobel, l’incoronazione di un sovrano e nelle cerimonie pontificie.
L’unica differenza è quella che nelle cerimonie diurne si indossa il gilet nero, mentre nelle serate di gran gala si usa quello tradizionale bianco.
Le insegne nel formato regolamentare si portano sul frac solo nelle occasioni solenni, quando nell’invito è indicata la formula “cravatta bianca e decorazioni”, in questo caso si indossano nel modo seguente:
– si usa una sola fascia di cavaliere di Gran Croce, che va portata sopra il gilet del frac solo se è presente il capo del relativo ordine. Insieme alla fascia va indossata la relativa placca. Negli altri casi la fascia è indossata sotto il gilet. Qualora si possiedano più placche delle classi che le prevedono, si portano sul lato sinistro del frac, sotto il taschino, collocandole secondo l’ordine cli precedenza dal centro verso sinistra e dall’alto verso il basso, fino ad un massimo di quattro;
– si usa un solo nastro da collo da Grand’ufficiale, con la relativa placca, o da Commendatore, che va portato sotto il nodo della cravatta;
– le insegne di tutti gli altri ordini cavallereschi si indossano nel formato di miniatura, collocate in ordine d’importanza decrescente sul risvolto sinistro della marsina, dall’interno all’esterno, fino ad un massimo di sei. Le miniature vanno indossate dopo aver esaurito tutte le combinazioni nel formato regolamentare.
Oggi il frac, come tenuta formale da sera, è molto meno utilizzato di un tempo a favore dello smoking, la cui nuova condizione di abito da gala lo abilita all’uso delle onorificenze, non applicando però le regole valide per il frac. Sullo smoking è possibile porre una sola rosetta, quando nell’invito appare l’indicazione “cravatta nera”. Le onorificenze si indossano, nell’uso speciale, quando nell’invito è riportata la formula “cravatta nera e decorazioni”, in questo caso si possono appuntare fino ad un massimo di sei miniature, dando la precedenza, in Italia, a quelle della Repubblica. Per le signore è previsto il fiocco di nastrino. A parità di grado la precedenza degli ordini è determinata dall’anno di fondazione. Se si è insigniti di più classi di uno stesso ordine, in Italia è consuetudine portare solamente l’insegna della classe più elevata. Sulla giacca da giorno si porta solo la rosetta dell’ordine di appartenenza per gli uomini e la spilla per le signore.
Anche l’uso della rosetta dovrebbe essere improntato ad un principio di opportunità, utilizzandola in occasione di cerimonie ufficiali, semi-ufficiali o di natura pubblica, in ogni caso non va mai indossata sull’abbigliamento sportivo o informale.Sull’uniforme, le distinzioni onorifiche e cavalleresche si portano nel formato regolamentare quando prescritto. Le medaglie, croci o stelle sospese ai nastri, vengono poste sul lato sinistro del petto nell’ordine di precedenza dal centro verso l’esterno. Al collo si porta una sola commenda, come una sola è la fascia di Gran Croce, sopra la quale si pone la sciarpa azzurra da ufficiale, mentre le placche vengono appuntate sul lato sinistro del petto in ordine di precedenza. Sull’uniforme ordinaria s’indossano solo i rispettivi nastrini.
USO DEI TITOLI
Per quanto riguarda i titoli da riportare sul biglietto da visita, si ricordi che l’ordine corretto è il seguente:
1) Titoli Nobiliari,
2) Titoli Onorifici,
3) Titoli Accademici,
4) Titoli professionali.
Dunque, avremo: Conte comm. dott. ing. Mario Rossi oppure gr. uff. dott. arch. Giovanni Verdi ecc.
Precedono solo i titoli nobiliari, che in Italia sono stati disconosciuti ma non aboliti per via della legge dalla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, e quindi tollerati per consuetudine. Ad esempio, si potrebbe avere: conte gr. cr. dott. avv. Alfonso Maria Picalli del Monte.
I titoli, siano essi nobiliari, onorifici, accademici o professionali, non servono tanto a coloro che li posseggono, quanto agli interlocutori che ne fanno uso.
Troppi, infatti, sono i dottori “ignoranti” e i cavalieri “indegni”.
Sono i “titolati”, con le loro azioni, con l’impegno, con il loro modo di essere e di agire, a conferire dignità al loro lavoro, al loro operato e ai titoli che possiedono per nascita, per merito, per studio o per attività professionale.
fonte :https://www.facebook.com/Norman-Academy
martedì 25 aprile 2017
Medaglia commemorativa e francobolli ricostruzione del campanile di San Marco
Oggi 25 aprile non soltanto festa della liberazione ma è anche il giorno in cui si festeggia S. Marco.
Per l'occasione voglio postare qualcosa che riguardi il campanile appunto di San Marco in Venezia , crollato interamente il 14 luglio 1902.
Non ci furono vittime e, vista la posizione della costruzione, i
danni furono relativamente limitati. Venne distrutta completamente la
loggetta alla base del campanile e un angolo della libreria del
Sansovino. La "piera del bando", un tozzo tronco di colonna in porfido,
su cui al tempo della repubblica venivano bandite le leggi, protesse
dalla macerie l'angolo della basilica di San Marco, salvandola dal
crollo. Nella serata il consiglio comunale, riunito d'urgenza, ne
deliberò la ricostruzione stanziando 500.000 Lire per contribuire ai
lavori. Il sindaco Filippo Grimani durante il discorso in occasione
della posa della prima pietra, il 25 aprile 1903, pronunziò più volte la
famosa frase, che diventerà il motto di questa ricostruzione:
« dov'era e com'era »
I lavori, che videro tra l'altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912; le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni e il nuovo campanile venne inaugurato il 25 aprile 1912, in occasione della festa di San Marco. L'inaugurazione del ricostruito campanile fu celebrata anche con un'emissione filatelica composta da due valori (5 e 15 centesimi di Lira) nella cui vignetta ai lati del Campanile campeggiano le iscrizioni: "Come era, dove era" sulla destra e le date del crollo e della fine dei lavori in numeri romani sulla sinistra.
L'emissione fu venduta esclusivamente negli uffici postali del Veneto, circostanza in termini filatelici, simile a quella verificatasi nel 1910 con le emissioni che celebravano il cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito dell'Italia meridionale (prima emissione commemorativa della storia filatelica italiana), emissioni che furono vendute rispettivamente soltanto in Sicilia e soltanto nelle Province Napoletane.
Il campanile di San Marco è uno dei simboli della città di Venezia. I veneziani lo chiamano affettuosamente El parón de caxa (Il padrone di casa).
Alto 98,6 metri è uno dei campanili più alti d'Italia. Si erge, isolato, in un angolo di piazza San Marco di fronte alla basilica. Di forma semplice, si compone di una canna di mattoni, scanalata, avente un lato di 12 metri e alta circa 50 metri, sopra la quale si trova la cella campanaria, ad archi. La cella campanaria è a sua volta sormontata da un dado, sulle cui facce sono raffigurati alternativamente due leoni andanti e le figure femminili di Venezia (la Giustizia). Il tutto è completato dalla cuspide, di forma piramidale, sulla cui sommità, montata su una piattaforma rotante per funzionare come segnavento, è posta la statua dorata dell'arcangelo Gabriele. La base della costruzione è impreziosita, dal lato rivolto verso la basilica, dalla Loggetta del Sansovino.
La costruzione, che ebbe in origine funzione di torre di avvistamento e di faro[senza fonte], iniziò nel IX secolo durante il dogado di Pietro Tribuno su fondazioni di origine romana. La costruzione venne rimaneggiata nel XII secolo, durante il dogado di Domenico Morosini, su imitazione dei campanili di Aquileia e soprattutto di San Mercuriale a Forlì [1], e ancora nel secolo XIV.
Alla semplice cerimonia, consistita nella rimozione delle reti che delimitavano il cantiere, hanno partecipato, con Giorgio Orsoni, nella doppia veste di Primo procuratore di San Marco e di sindaco di Venezia, tra gli altri, il presidente del Magistrato alle Acque, Ciriaco D'Alessio, la Soprintendente per i Beni Architettonici di Venezia, Renata Codello, il Proto di San Marco, Ettore Vio, il dirigente della Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, Alessandro Asta, il progettista dei lavori, Giorgio Macchi.
Il Prof. Ing. Giorgio Macchi opera dal 1958 nel campo della progettazione strutturale, in particolare di ponti e viadotti, per i quali ha elaborato e sviluppato anche tecniche innovative. Professore Emerito di Tecnica delle Costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, egli è stato Direttore dell’Istituto di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Architettura di Venezia fino al 1973, poi Direttore dell’Istituto di Scienza e Tecnica delle Costruzioni dell’Università di Pavia, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia.
Dal 1980 la sua attività scientifica e professionale è particolarmente orientata ai pressanti problemi della stabilità strutturale dei Monumenti storici. Presidente della Commissione Ministeriale per le Torri Medioevali e il Duomo di Pavia, Membro del Comitato Internazionale per la salvaguadia della Torre di Pisa, membro del Comitato scientifico del Centro di Leuven per la Conservazione, ha sviluppato studi e progetti per la Torre di Pisa, la Basilica di San Pietro a Roma, il Duomo di Pavia, la Cappella della Sindone a Torino, il Campanile di San Marco a Venezia, il Ponte dei Tre Archi a Venezia, il Cenacolo Vinciano, la Cattedrale di Tournai in Belgio, la Cattedrale di Città del Messico, i Minareti di Jam ed Herat. Tale attività gli ha procurato una specifica notorietà e competenza nel consolidamento e nella pratica della conservazione di monumenti storici, ed un’autorevole posizione riguardo ai massimi specialisti internazionali del restauro. Membro dell’ICOMOS, ha operato alla redazione delle Raccomandazioni ICOMOS (ISCARSAH) per il consolidamento dei monumenti.
Esperto dell’UNESCO per il Ponte di Mostar, è Consigliere del Direttore dell’UNESCO per i Minareti dell’Afghanistan.
Attulamente membro del Comitato Tecnico Scientifico per la METROC di Roma.
Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per i benemeriti della Cultura, della Scienza e dell’Arte, Medaglia d’oro per la salvaguardia della Torre di Pisa, Socio Nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino, Premio Cultura Politecnica nel Mondo del Politecnico di Torino.
Fonte :http://www.ingenio-web.it
Per l’inaugurazione del campanile la ditta Johnson di Milano venne incaricata, dalla Giunta del Comune di Venezia, di coniare una medaglia ufficiale in tre moduli: uno grande di 70 mm di diametro, uno medio di 52 mm e uno piccolo di 43. Le medaglie mostrano al dritto il campanile che si erge sulle cupole della Basilica di San Marco tra la scritta COME ERA DOVE ERA, alla base il leone veneziano, attorno la scritta XXV aprile MCMXII il voto è compiuto.
Fonte: http://www.panorama-numismatico.com
Per l'occasione voglio postare qualcosa che riguardi il campanile appunto di San Marco in Venezia , crollato interamente il 14 luglio 1902.
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| Immaggine presa da http://www.ingenio-web.it |
« dov'era e com'era »
I lavori, che videro tra l'altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912; le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni e il nuovo campanile venne inaugurato il 25 aprile 1912, in occasione della festa di San Marco. L'inaugurazione del ricostruito campanile fu celebrata anche con un'emissione filatelica composta da due valori (5 e 15 centesimi di Lira) nella cui vignetta ai lati del Campanile campeggiano le iscrizioni: "Come era, dove era" sulla destra e le date del crollo e della fine dei lavori in numeri romani sulla sinistra.
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| immaggine presa da http://www.panorama-numismatico.com |
L'emissione fu venduta esclusivamente negli uffici postali del Veneto, circostanza in termini filatelici, simile a quella verificatasi nel 1910 con le emissioni che celebravano il cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito dell'Italia meridionale (prima emissione commemorativa della storia filatelica italiana), emissioni che furono vendute rispettivamente soltanto in Sicilia e soltanto nelle Province Napoletane.
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| Immaggine presa da http://www.ingenio-web.it |
Il campanile di San Marco è uno dei simboli della città di Venezia. I veneziani lo chiamano affettuosamente El parón de caxa (Il padrone di casa).
Alto 98,6 metri è uno dei campanili più alti d'Italia. Si erge, isolato, in un angolo di piazza San Marco di fronte alla basilica. Di forma semplice, si compone di una canna di mattoni, scanalata, avente un lato di 12 metri e alta circa 50 metri, sopra la quale si trova la cella campanaria, ad archi. La cella campanaria è a sua volta sormontata da un dado, sulle cui facce sono raffigurati alternativamente due leoni andanti e le figure femminili di Venezia (la Giustizia). Il tutto è completato dalla cuspide, di forma piramidale, sulla cui sommità, montata su una piattaforma rotante per funzionare come segnavento, è posta la statua dorata dell'arcangelo Gabriele. La base della costruzione è impreziosita, dal lato rivolto verso la basilica, dalla Loggetta del Sansovino.
La costruzione, che ebbe in origine funzione di torre di avvistamento e di faro[senza fonte], iniziò nel IX secolo durante il dogado di Pietro Tribuno su fondazioni di origine romana. La costruzione venne rimaneggiata nel XII secolo, durante il dogado di Domenico Morosini, su imitazione dei campanili di Aquileia e soprattutto di San Mercuriale a Forlì [1], e ancora nel secolo XIV.
Alla semplice cerimonia, consistita nella rimozione delle reti che delimitavano il cantiere, hanno partecipato, con Giorgio Orsoni, nella doppia veste di Primo procuratore di San Marco e di sindaco di Venezia, tra gli altri, il presidente del Magistrato alle Acque, Ciriaco D'Alessio, la Soprintendente per i Beni Architettonici di Venezia, Renata Codello, il Proto di San Marco, Ettore Vio, il dirigente della Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, Alessandro Asta, il progettista dei lavori, Giorgio Macchi.
Il Prof. Ing. Giorgio Macchi opera dal 1958 nel campo della progettazione strutturale, in particolare di ponti e viadotti, per i quali ha elaborato e sviluppato anche tecniche innovative. Professore Emerito di Tecnica delle Costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, egli è stato Direttore dell’Istituto di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Architettura di Venezia fino al 1973, poi Direttore dell’Istituto di Scienza e Tecnica delle Costruzioni dell’Università di Pavia, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia.
Dal 1980 la sua attività scientifica e professionale è particolarmente orientata ai pressanti problemi della stabilità strutturale dei Monumenti storici. Presidente della Commissione Ministeriale per le Torri Medioevali e il Duomo di Pavia, Membro del Comitato Internazionale per la salvaguadia della Torre di Pisa, membro del Comitato scientifico del Centro di Leuven per la Conservazione, ha sviluppato studi e progetti per la Torre di Pisa, la Basilica di San Pietro a Roma, il Duomo di Pavia, la Cappella della Sindone a Torino, il Campanile di San Marco a Venezia, il Ponte dei Tre Archi a Venezia, il Cenacolo Vinciano, la Cattedrale di Tournai in Belgio, la Cattedrale di Città del Messico, i Minareti di Jam ed Herat. Tale attività gli ha procurato una specifica notorietà e competenza nel consolidamento e nella pratica della conservazione di monumenti storici, ed un’autorevole posizione riguardo ai massimi specialisti internazionali del restauro. Membro dell’ICOMOS, ha operato alla redazione delle Raccomandazioni ICOMOS (ISCARSAH) per il consolidamento dei monumenti.
Esperto dell’UNESCO per il Ponte di Mostar, è Consigliere del Direttore dell’UNESCO per i Minareti dell’Afghanistan.
Attulamente membro del Comitato Tecnico Scientifico per la METROC di Roma.
Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per i benemeriti della Cultura, della Scienza e dell’Arte, Medaglia d’oro per la salvaguardia della Torre di Pisa, Socio Nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino, Premio Cultura Politecnica nel Mondo del Politecnico di Torino.
Fonte :http://www.ingenio-web.it
Per l’inaugurazione del campanile la ditta Johnson di Milano venne incaricata, dalla Giunta del Comune di Venezia, di coniare una medaglia ufficiale in tre moduli: uno grande di 70 mm di diametro, uno medio di 52 mm e uno piccolo di 43. Le medaglie mostrano al dritto il campanile che si erge sulle cupole della Basilica di San Marco tra la scritta COME ERA DOVE ERA, alla base il leone veneziano, attorno la scritta XXV aprile MCMXII il voto è compiuto.
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| Medaglia 1902 in bronzo (30,45 g) per la ricostruzione del campanile di Piazza San Marco, Venezia |
Fonte: http://www.panorama-numismatico.com
domenica 23 aprile 2017
LA PIU' BELLA BANCONOTA TEDESCA
Fonte immaggine :http://www.mynumi.net
Quella qui esposta è considerata ancora oggi la più bella banconota tedesca. Rappresenta le allegorie della navigazione e dell'agricoltura .L 'esemplare, da 1000 marchi,venne emesso in Germania nei primi anni del 900 e per evitare falsificazioni, venne stampata su una particolare carta brevettata negli Stati Uniti.
Quella qui esposta è considerata ancora oggi la più bella banconota tedesca. Rappresenta le allegorie della navigazione e dell'agricoltura .L 'esemplare, da 1000 marchi,venne emesso in Germania nei primi anni del 900 e per evitare falsificazioni, venne stampata su una particolare carta brevettata negli Stati Uniti.
venerdì 14 aprile 2017
Medaglia Pacis Nvntivs
La medaglia straordinaria , fu probabilmente realizzata nel 1963 per celebrare e ricordare il 1900° Anniversario del martirio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.
giovedì 6 aprile 2017
Collezionismo postale: Il Cavallino di Sardegna
Il foglio di carta postale bollata recante l’impronta del genietto a cavallo impressa in azzurro (1819) o a rilievo (1820) in uso fino al maggio 1836 per l’invio di corrispondenze in corso particolare, “per pedoni e altre occasioni”, ovvero fuori dei canali postali, per cui occorreva però pagare un diritto postale di privativa.
I primi interi postali prepagati sono una creazione tutta italiana, e anticipanodi oltre ventanni il Penny Black. Nati con un decreto emanato da Vittorio emanuele I nel 1818 , sono definiti "cavallini" per via del timbro raffigurante un genietto a cavallo.
Fontehttp://www.accademiadiposta.it/it
Il francobollo italiano per pacchi postali da 1000 lire del 1954 (e anche quello da 2000 lire) recanti lo stesso genietto a cavallo sulla sezione di sinistra.
sabato 11 marzo 2017
Monete antiche Perugina
Chi da ragazzo ,intorno agli anni 1972-76 non ha mangiato qualche barretta di cioccolato Perugina , soprattutto il famoso Carrarmato ? Bei tempi e dolci ricordi. Ma oltre alla bontà del proprio cioccolato in quei tempi la Perugina aveva deciso di omaggiare i propri estimatori con una raccolta bella e interessante. Si trattava infatti di monete antiche,(ovviamente riproduzioni) da collezionare e catalogare in un raccoglitore.
La Perugina infatti, aveva disposto anche un pratico raccoglitore in cartoncino, contenente già la prima moneta, per queste riproduzione al costo di 150 lire, acquistabile in edicola o spedendo alla ditta il medesimo valore in francobolli nuovi. Sebbene le monete sfuse siano abbastanza comuni, è proprio il raccoglitore il pezzo più difficoltoso da trovare.
Il metodo più facile per distinguerle dalle originali classiche per i non esperti di numismatica è osservare il bordo: se liscio si tratta sicuramente di una riproduzione della Perugina.
Comunque ancor oggi queste monete fanno gola ai collezionisti del genere.
sabato 4 marzo 2017
Le immaggini definitive delle due monete da due euro commemorative italiane per il 2017
400° anniversario del completamento della basilica di San Marco a Venezia
sabato 11 febbraio 2017
La Chiesa e la stampa: Indice dei libri proibiti
Indice dei libri proibiti, un elenco ufficiale delle
pubblicazioni ritenute contrarie ai rigidi principi della dottrina e
della morale cattolica, ovvero di opere ritenute «scandalose, pericolose
o eretiche».
L’Indice dei libri proibiti fu pubblicato per la prima volta nel 1558 per decreto del pontefice Paolo IV dal tribunale ecclesiastico del Sant’Uffizio.
L‘invenzione della stampa a caratteri a mobili nel 1438 a opera del tedesco di Magonza Johann Gutenberg
da una parte determinò un continuo aumento del numero e della varietà
di volumi in circolazione e il progressivo abbassamento dei prezzi,
dall’altro il graduale innalzamento del livello di istruzione della
popolazione. Tale processo fu agevolato anche dalla stampa di testi non
più solo in latino, lingua conosciuta e compresa da pochissimi, ma anche in volgare, cosa che rese la cultura fruibile a un numero molto più elevato di persone. Però la diffusione della cultura, e quindi della capacità critica, preoccupò le autorità, inducendole a operare il controllo.
Nel periodo della Riforma protestante, la diffusione dei testi in volgare garantiva l’aumento del numero dei fedeli che potevano apprendere i contenuti della nuova dottrina. Per contrastare questo fenomeno le autorità cattoliche reagirono con la censura, che consisteva nel controllo sistematico dei libri che ai fedeli era permesso leggere e possedere.
A partire dal papato di Paolo IV (1476-1559) l’attenzione delle
autorità ecclesiastiche si rivolse principalmente ai testi di contenuto
religioso o dottrinale. Una volta individuate le opere sgradite o
ritenute pericolose si procedeva al loro inserimento nell’Index librorum prohibitorum, l’Indice dei libri proibiti, che compare ufficialmente nel 1558 e che verrà aggiornato continuamente fino alla sua abolizione, il 4 febbraio del 1966.
La libera circolazione era garantita solo ai testi che avevano ricevuto l’imprimatur, ovvero l’autorizzazione ecclesiastica alla stampa, dopo aver superato un minuzioso controllo da parte del Santo Uffizio (l’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede) istituito da papa Paolo III nel 1542, lo stesso anno in cui indisse il Concilio di Trento.
Furono iscritti all’Indice dei libri proibiti opere religiose, tra cui alcune edizioni in volgare della Bibbia, testi di autori non cattolici, tutti i trattati di magia e di astrologia. Ricordiamo, poi, tra gli altri, personalità come Galileo Galilei che, oltre a veder proibiti i suoi rivoluzionari scritti di astronomia, fu imprigionato e costretto ad abiurare le sue teorie, o ancor più Giordano Bruno, che per le sue concezioni ritenute eretiche fu condannato e messo al rogo nell’anno 1600.
Tra gli autori e i titoli inseriti nell’Indice dei libri proibiti alcuni spiccano più di altri, come il De Monarchia di Dante Alighieri, il Decameron di Giovanni Boccaccio, Il Principe di Niccolò Machiavelli, e in epoche successive filosofi come Cartesio o Kant; gli Enciclopedisti; letterati come Giacomo Leopardi, fino a Gabriele D’Annunzio e Eugenio Montale nel Novecento.
fonte :studiarapido.it
L’Indice dei libri proibiti fu pubblicato per la prima volta nel 1558 per decreto del pontefice Paolo IV dal tribunale ecclesiastico del Sant’Uffizio.
Nel periodo della Riforma protestante, la diffusione dei testi in volgare garantiva l’aumento del numero dei fedeli che potevano apprendere i contenuti della nuova dottrina. Per contrastare questo fenomeno le autorità cattoliche reagirono con la censura, che consisteva nel controllo sistematico dei libri che ai fedeli era permesso leggere e possedere.
La libera circolazione era garantita solo ai testi che avevano ricevuto l’imprimatur, ovvero l’autorizzazione ecclesiastica alla stampa, dopo aver superato un minuzioso controllo da parte del Santo Uffizio (l’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede) istituito da papa Paolo III nel 1542, lo stesso anno in cui indisse il Concilio di Trento.
Furono iscritti all’Indice dei libri proibiti opere religiose, tra cui alcune edizioni in volgare della Bibbia, testi di autori non cattolici, tutti i trattati di magia e di astrologia. Ricordiamo, poi, tra gli altri, personalità come Galileo Galilei che, oltre a veder proibiti i suoi rivoluzionari scritti di astronomia, fu imprigionato e costretto ad abiurare le sue teorie, o ancor più Giordano Bruno, che per le sue concezioni ritenute eretiche fu condannato e messo al rogo nell’anno 1600.
Tra gli autori e i titoli inseriti nell’Indice dei libri proibiti alcuni spiccano più di altri, come il De Monarchia di Dante Alighieri, il Decameron di Giovanni Boccaccio, Il Principe di Niccolò Machiavelli, e in epoche successive filosofi come Cartesio o Kant; gli Enciclopedisti; letterati come Giacomo Leopardi, fino a Gabriele D’Annunzio e Eugenio Montale nel Novecento.
fonte :studiarapido.it
domenica 29 gennaio 2017
Due nuove coniazioni da 2 Euro commemorativi per l'Italia nel 2017
La prima sarà dedicata al 400° anniversario del completamento della basilica di San Marco a Venezia. L’edificio costituisce la chiesa principale della città, nonché la cattedrale metropolitana e la sede del patriarca. Fino alla caduta della Repubblica Serenissima, avvenuta nel 1797, è stata la chiesa palatina dell’attiguo palazzo Ducale.
La prima chiesa dedicata a San Marco, voluta da Giustiniano Partecipazio (undicesimo doge), fu costruita nell’820 per ospitare le reliquie di San Marco trafugate ad Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello.
La primitiva chiesa di San Marco venne poco dopo (anno 832) sostituita da una nuova, che però andò in fiamme durante una rivolta nel 976 e fu quindi nuovamente edificata nel 978. La basilica attuale risale a un’altra ricostruzione iniziata nel 1063; ma l’edificio fu completato solo nel 1617.
Realizzata da Luciana de Simoni, la moneta ha una tiratura di 1.500.000 esemplari.
La seconda moneta sarà dedicata al 2000° anniversario della morte di Tito Livio. Egli nacque a Padova nel 59 a.C. e fu uno storico romano, autore di una monumentale storia di Roma: gli Ab Urbe Condita. L’opera narra la storia di Roma dalla sua fondazione (tradizionalmente datata 21 aprile 753 a.C.) fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 a.C. L’opera si compone di 142 libri, ma è molto probabile che fossero previsti altri otto libri (per un totale di 150) che proseguissero fino alla morte di Augusto, avvenuta nel 14 d.C.
Tito Livio morì a Padova nel 17 d.C.
L’immagine della seconda moneta non è ancora stata resa nota.
fonte :numistoria.altervista.org
venerdì 27 gennaio 2017
Quanti conoscevano il significato del nome UPIM ?
sabato 31 dicembre 2016
La storia del dollaro americano : Parte seconda
I 33 delegati del congresso continentale ratificarono la Dichiarazione d'indipendenza. Era il 4 luglio 1776. Proprio questo è l'avvenimento raffigurato sul retro della banconota da 2 dollari , ancora in corso.
Thomas Jefferson principale promotore del documento e futuro presidente degli Stati Uniti , è raffigurato sul fronte della banconota.
Thomas Jefferson principale promotore del documento e futuro presidente degli Stati Uniti , è raffigurato sul fronte della banconota.
domenica 25 dicembre 2016
Gli Erinnofili
questi bolli venivano realizzati con scopi pubblicitari o commemorativi di eventi o con scopi di propaganda militare , politica o religiosa. Essi hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza grafica ed essenzialità e immediatezza di messaggio ,anticipando i concetti moderni di pubblicità.
Per quasi 100 anni sono stati un importante veicolo di storia ,cultura , arte e tradizioni in tutti i paesi del mondo.
domenica 18 dicembre 2016
Regno di Sicilia: I francobolli di Ferdinando II
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| Francobolli con effigie di Ferdinando II |
sabato 10 dicembre 2016
Storia e caratteristiche della sterlina d’oro
Il 22 giugno 1816, durante il regno di re Giorgio III, il parlamento
inglese decise l’abbandono dell’argento come base del sistema monetario a
favore del gold standard. Nel 1817 la guinea d’oro da 21 scellini venne
sostituita da una nuova sovrana del valore di 20 scellini. Sulle monete
apparve per la prima volta l’immagine di San Giorgio nell’atto di
uccidere il drago, realizzata dall’incisore italiano Benedetto
Pistrucci.
La stabilità di questo sistema monetario fu una delle chiavi del successo commerciale britannico del XIX secolo. Nel 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale, il gold standard venne abbandonato, per poi essere reintrodotto nel 1926 e per arrivare all’abbandono definitivo della convertibilità delle monete in oro che si ebbe il 21 settembre 1931 (l’ultimo anno di coniazione fu nella zecca sudafricana di Pretoria nel 1932). Si ricominciò a battere moneta per circolazione dal 1957 al 1982, ma piu che altro circolò tra collezionisti ed investitori. Poi negli anni tra il 1983 e il 1999 furono coniate solo monete fondo specchio (proof), mentre dal 2000, oltre alle proof, furono emesse monete brillanti (BU).
La stabilità di questo sistema monetario fu una delle chiavi del successo commerciale britannico del XIX secolo. Nel 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale, il gold standard venne abbandonato, per poi essere reintrodotto nel 1926 e per arrivare all’abbandono definitivo della convertibilità delle monete in oro che si ebbe il 21 settembre 1931 (l’ultimo anno di coniazione fu nella zecca sudafricana di Pretoria nel 1932). Si ricominciò a battere moneta per circolazione dal 1957 al 1982, ma piu che altro circolò tra collezionisti ed investitori. Poi negli anni tra il 1983 e il 1999 furono coniate solo monete fondo specchio (proof), mentre dal 2000, oltre alle proof, furono emesse monete brillanti (BU).
La sterlina (o sovrana) d’oro era
composta da oro 916,66 ‰ (22 carati) ed aveva un diametro di 22
millimetri; queste caratteristiche sono in vigore ancora oggi.
Il peso ufficiale è di 7,98805 grammi, quindi il contenuto di fino è di 7,322325913 grammi; queste monete, quando circolavano, perdevano il loro valore legale quando il loro peso scendeva al di sotto di 7,93787 grammi, dunque il margine di tolleranza era di 0,05018 grammi.
Nel 1868 la Società Statistica di Londra stimò che ogni anno di circolazione facesse perdere alla sterlina 0,00276 grammi: ne consegue che ogni moneta poteva circolare per un massimo di 18 anni prima di perdere il suo valore legale. Altre fonti indicavano, prudenzialmente, un periodo massimo di 15 anni.
Il peso ufficiale è di 7,98805 grammi, quindi il contenuto di fino è di 7,322325913 grammi; queste monete, quando circolavano, perdevano il loro valore legale quando il loro peso scendeva al di sotto di 7,93787 grammi, dunque il margine di tolleranza era di 0,05018 grammi.
Nel 1868 la Società Statistica di Londra stimò che ogni anno di circolazione facesse perdere alla sterlina 0,00276 grammi: ne consegue che ogni moneta poteva circolare per un massimo di 18 anni prima di perdere il suo valore legale. Altre fonti indicavano, prudenzialmente, un periodo massimo di 15 anni.
Quanto detto implica che le monete
usurate o rovinate venivano ritirate e il loro oro era utilizzato per
produrre nuove sterline. Quindi, anche se la tiratura complessiva delle
sterline prodotte dal 1816 ad oggi risulta essere maggiore al miliardo
di pezzi, ciò non significa che sono state utilizzate 8.000 tonnellate
d’oro.
Anche i conii usati per produrre le
sterline si usuravano e, nel XIX secolo, quando l’usura non permetteva
una produzione di qualità elevata, i conii usurati venivano usati per
produrre i farthings in rame (monete dal valore di 1/4 di penny).
Per conoscere il valore delle sterline
di borsa (le più comuni) clicca qui
fonte :http://numistoria.altervista.org/blog
di borsa (le più comuni) clicca qui
sabato 3 dicembre 2016
La placchetta del pellegrino
Il Testimonium
Il Testimonium è il documento con cui anticamente si certificava l’avvenuto pellegrinaggio di fedeli a Roma; è stato riportato alla luce dagli Archivi vaticani e dalla Biblioteca apostolica.Questa placchetta o "quadrangula" dal XII al XVI secolo veniva portata da ogni pellegrino con sè . Serviva a dimostrare la veridicità del pellegrinaggio , garantendo ad ogni pellegrino ospitalità nei conventi e negli ostelli lungo la via .
Una piccola placchetta raffigurante i Santi Pietro e Paolo ,cucita solitamente sui mantelli.
L'originale in bronzo è custodito nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Anticamente veniva coniata in stagno o piombo , e nei secoli ha protetto il ritorno in patria di migliaia di fedeli dopo i loro viaggi votivi alla volta di Roma.
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